Ambiente

Alla scoperta delle cantine tecnologiche delle Dolomiti

Val di Non
1 apr 2017 - 06:28

In Val di Non 400 mila tonnellate di mele del marchio Melinda saranno presto custodite in uno stabilimento ipertecnologico ricavato ammodernando le antiche catacombe delle Golden, vicino alla miniera di Rio Maggiore. L’opera, inizialmente inquadrata come un progetto visionario, adesso, grazie ai ricercatori delle Università di Trento e Trondheim, in Norvegia, diventa invece un emblema della sostenibilità.

«Avevamo due emergenze – racconta Michele Odorizzi, 55 anni, presidente del consorzio che unisce 4 mila contadini -. Un cementificio non sapeva come usare i tunnel scavati sotto le Dolomiti, noi non avevamo più spazio per i frutti. L’alta tecnologia ha permesso di trasformare il problema nella soluzione».

Il primo anno l’esperimento ha riguardato solo 120 mila tonnellate, ma il risultato è stato straordinario: diminuendo l’ossigeno delle gallerie fino all’1% e portando la temperatura a 1°C la maturazione è stata bloccata. Tale processo permette alle mele di rimanere inalterate per almeno 12 mesi. Il risparmio energetico, economico e logistico non ha precedenti.

«Il prodigio – spiega a la Repubblica Beppo Toffolon, architetto e presidente della sezione trentina di Italia Nostrariguarda anche il paesaggio. I sedici magazzini tradizionali che segnano il profilo delle valli di Non e di Sole non saranno ampliati e moltiplicati. Con il tempo le montagne di cassoni che cancellano il panorama alpino si ridurranno».

Ma non finisce qui. Il labirinto minerario si appresta a essere trasformato nel primo parco a tema in onore delle piante del Kazakhstan. «I visitatori, con un casco, entreranno con un trenino elettrico – illustra Andrea Fedrizzi, responsabile marketinge in un’ora faranno il percorso di un seme che diventa frutto, dal campo al frigo naturale. Potranno ammirare le grotte delle mele, uno spettacolo di luci e laser racconterà il miracolo della natura».

Mele

 

La scoperta eccezionale è stata trovare in Val di Non un ambiente perfettamente asciutto, che costituisce un’enorme cantina di pietra. «Stiamo creando – afferma Michele Odorizzi – le oasi naturali dei frutteti. È una sfida storica, che fonde ricerca, mercato, agricoltura, ambiente, cultura e salute. Pochi se ne accorgono, ma il cambiamento del mondo ancora una volta parte dalla terra».

Alberto Molino

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Redazione NewSicilia



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