Futuro

La realtà come una simulazione

Simulazione
8 lug 2017 - 05:55

Probabilmente non è la prima volta che si parla di tale ipotesi, oggi sono sempre di più a sostenerla. Secondo Elon Musk, creatore di SpaceX e amministratore delegato di Tesla Motors, la civiltà umana vivrebbe all’interno di una specie di videogame, in stile GTA per intenderci, ma molto più complesso e programmato da esseri con una tecnologia 1 miliardo di volte superiore alla nostra. Ogni cosa, il profumo di un fiore, l’impatto di un pallone da calcio contro una parete, il rumore del clacson di un’automobile, sarebbe programmata e gestita da un gigantesco computer.

Il principale motivo per cui un pioniere dell’innovazione al pari di Musk possa essere portato a ritenere una cosa del genere è che, nella nostra società, nel giro di 4 decadi la tecnologia è avanzata in maniera impressionante. Basti pensare che si è passati da videogiochi quali Pong e Pac-Man a quelli a realtà virtuale che, tra pochi anni e grazie ai progressi della grafica, sarà indistinguibile dalla realtà vera e propria. È plausibile affermare, quindi, che nei prossimi 10 mila anni, continuando a progredire con lo stesso ritmo, le simulazioni diventeranno indistinguibili da ciò che vediamo con i nostri occhi.

Durante il convegno di New York dell’aprile 2016 all’American Museum of Natural History sulla possibilità di vivere già in una simulazione computerizzata, il professore Alan Guth del MIT e autore del libro Inflationary Universe affermò non solo che esiste il 50% di probabilità che viviamo all’interno di una simulazione, ma che potrebbe anche trattarsi di una specie di esperimento da laboratorio creato da qualche super intelligenza per capire il comportamento umano. «Nulla esclude la possibilità – dichiara il professore – di ricreare un Big Bang artificiale, composto da reale materia ed energia. Non distruggerebbe l’universo attuale, ma creerebbe una sua personale bolla di spazio tempo, separata da quella da cui si fosse originato. Uno scenario del genere, per noi, non farebbe la differenza; il finto universo sarebbe altrettanto fisicamente reale di uno nato naturalmente».

Tornando a Musk, invece, ogni essere umano sarebbe traducibile in una stringa di codice e la mente di ognuno di noi non apparirebbe tanto diversa da un programma per computer. Il motivo per cui si dovrebbe credere a una tale ipotesi, in cui tutto è dominato da un calcolatore e non esistono vie di fuga se non smettere di esistere qualora venisse staccata la spina, è che già oggi migliaia di applicazioni servono a simulare il comportamento animale di ratti, formiche, uccelli, ecc. nonché le reazioni fisiche e chimiche tra diversi composti. Un giorno, secondo alcuni ricercatori, sarà possibile generare esseri virtuali dotati di autocoscienza.

Secondo Nick Bostrom, ordinario di Filosofia ad Oxford, esistono tre possibilità: 1) Le civiltà super avanzate non raggiungono mai il momento storico in cui poter creare simulazioni simili alla realtà poiché distrutte prima da un cataclisma. 2) Le civiltà super avanzate raggiungono il momento storico in cui sono in grado di creare simulazioni simili alla realtà, ma non lo fanno per ragioni etiche. 3) La simulazione è attiva e molto probabilmente la realtà ne fa parte.

In merito al punto 3, George Smoot, astrofisico e premio Nobel, suggerisce che quand’anche la nostra realtà fosse davvero compresa all’interno di una simulazione, bisognerebbe trovarne le prove. Come? Il modo migliore sarebbe andare alla ricerca di “punti deboli” del programma. Per esempio, si potrebbero scoprire delle inesattezze nelle leggi della fisica o, come propone Marvin Misky, esperto d’intelligenza artificiale, si potrebbero cercare delle approssimazioni; in altri termini, eventi che dovrebbero generare più conseguenze, per un “risparmio” di calcolo invece di condurre a risultati multipli ma precisi, verrebbero approssimati con soluzioni semplificate.

Un altro motivo, poi, per cui non è da folli ritenere di vivere all’interno di una simulazione è che le leggi fondamentali della fisica hanno dei valori fissi, come se fossero stati programmati, e l’alterazione di tali valori implicherebbe l’instabilità degli atomi. Ancora, se si guarda la materia al livello quantico, ad un certo punto, le particelle appaiono “offuscate”, esattamente come avviene con i pixel quando si osserva uno schermo da troppo vicino.

«L’universo – afferma Seth Lloyd del Massachusetts Institute of Technology – può essere paragonato ad un computer quantico gigante. Se osserviamo i suoi più piccoli e fondamentali componenti, questi non sono nient’altro che bit quantici che compiono operazioni digitali».

Matrix

A parere di Raymond Kurzweil, inventore e saggista statunitense, anche se ci trovassimo in una simulazione sarebbe impossibile scoprirlo perché la nostra mente, semplicemente, non sarebbe all’altezza del compito. Infine, l’ipotesi più plausibile, quella di Lisa Randall, professoressa di fisica ad Harvard, è che crediamo di essere in una simulazione perché «l’universo è concepito come una simulazione, con leggi e parametri ben precisi; ne consegue, pertanto, che o sia stato Dio, o la natura, o una civiltà super avanzata a programmarlo così, non fa alcuna differenza».

Alberto Molino

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Redazione NewSicilia



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