Futuro

Hackeraggio del cervello: è possibile

Neuroni
4 feb 2017 - 06:38

Cosa sono le idee? Difficile spiegarlo, le si potrebbero classificare come segnali elettrici. Se si riuscisse, quindi, ad associare a ogni segnale elettrico un preciso concetto in qualche modo si potrebbe decriptare il cervello. Il problema è che, nonostante esistano connessioni sinaptiche comuni a tutta la specie, i pensieri sono rielaborati in modo diverso da individuo a individuo. Non esiste un linguaggio universale e se esiste, secondo il neuro-linguista Noam Chomsky, si ferma alle strutture innate: soggetto, verbo, complemento oggetto.

Tuttavia, Tamara Bonaci, ricercatrice dell’Università di Washington, è convinta che, grazie al perfezionamento dell’elettroencefalogramma, si possano scoprire idee politiche, religiose, pregiudizi e inclinazioni personali. Il punto di partenza è rappresentato dalle onde cerebrali: diversamente dagli impulsi elettrici scambiati tra i neuroni, si mantengono le stesse per ogni essere umano; a cambiare è la loro modulazione in presenza e/o in risposta ai diversi stimoli.

Nella teoria della Bonaci ne consegue che, analizzando la variazione delle onde elettromagnetiche di fronte a messaggi subliminali (immagini, suoni, odori, sensazioni tattili, ecc.) sia possibile leggere la mente di un soggetto e prevedere il suo comportamento. In altri termini, le onde cerebrali, capaci di comunicare precise informazioni (emozioni, sentimenti, reazioni inconsce, stati d’animo), rappresenterebbero le lettere dell’alfabeto del nostro “Io”. Ad esempio, quando a una persona che ha subito un trauma in un bosco (esperienza archiviata nell’ippocampo sotto forma di ricordo conscio, esprimibile a parole, e nel cervelletto come sensazione inconscia) le si mostra l’immagine di una selva, il sistema nervoso centrale, per associazione, produce, in modo automatico, una specifica onda elettromagnetica in hertz; nel caso particolare quella della paura.

Onde cerebrali15

 

Secondo la studiosa, scandagliando le correlazioni è ipotizzabile comprendere il pensiero, seppure con i dovuti margini di approssimazione. L’ingegnere elettronico Howard Chizeck, scienziato coinvolto nel progetto, in merito a un futuro “hackeraggio” del cervello, in un’intervista a Motherborad, ha dichiarato: «Sta diventando tecnicamente possibile. Una volta che metti gli elettrodi sulla testa delle persone, è fattibile. La domanda è: vogliamo, possiamo? La preoccupazione è che, anche se riuscissimo a mettere a punto un’applicazione tale che ci permetta di capire quali immagini risultino familiari e quali no agli individui o come reagiscano ad esse, quando e perché, eccetera, il segnale contiene ricche informazioni su di noi come persone. Nelle mani sbagliate, non possiamo sapere che uso ne verrebbe fatto; una tale conoscenza potrebbe essere utilizzata per minacciare e manipolare».

Alberto Molino

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Redazione NewSicilia



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