Salute

Google combatte il cancro con le nanoparticelle

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29 ott 2014 - 16:36

Sappiamo bene, ormai, quanto Google stia investendo nella ricerca. Nei laboratori di Google X Lab – struttura segreta di Google Inc. specializzata nella progettazione di idee innovative – hanno già preso vita progetti come Google driverless car, un’automobile controllata totalmente da un computer, ed il Project Glass, occhiali dotati di realtà aumentata.

Negli ultimi mesi, il reparto di Mountain View ha iniziato ad interessarsi anche al campo medico. È stato nel corso della WSJD Live Conference che Google ha annunciato un nuovo grande progetto: la realizzazione di nanoparticelle che un giorno potrebbero essere trasportate in tutto il corpo umano attraverso i vasi sanguigni per individuare vari tipi di malattie, comprese le patologie tumorali.

Si tratta quindi di uno strumento diagnostico, nato dalle menti della divisione Life Sciences dei laboratori Google X. Nel pratico, è una sorta di pillola, che dopo essere stata ingerita si scompone in piccolissime parti, capaci di legarsi alle cellule dei tessuti per controllare la presenza di eventuali irregolarità. Le informazioni raccolte potranno poi essere trasmesse ad un dispositivo indossato dal paziente e, in seguito, inviate al medico.

Il progetto va ad affiancarsi alle altre iniziative già annunciate nel recente passato per quanto riguarda la cura della salute e la lotta alle malattie: dalle lenti a contatto per il monitoraggio degli zuccheri nel sangue all’acquisizione di un’azienda specializzata nella produzione di strumenti utili per chi soffre del morbo di Parkinson.

Tuttavia, secondo Andrew Conrad – capo della divisione scientifica - l’impiego di una tecnologia simile potrà avvenire non prima di cinque o sette anni. Nel frattempo, Google ha già chiarito che i dati raccolti dall’invenzione futuristica non verranno mai immagazzinati all’interno dei propri server a scopi di marketing; l’intenzione del gruppo non è quella di commercializzare direttamente sistemi diagnostici, ma cedere la tecnologia a terzi su licenza.

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Mirko Regalbuto



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