Salute

23 tumori curabili con l’adroterapia

cnao
24 dic 2016 - 06:36

Prima di tutto occorre capire cos’è. Non si tratta di una cura sperimentale, ma di una vera e propria terapia per curare il cancro. Le percentuali di successo variano dal 70 al 90%. Solo cinque centri al mondo, tra cui il CNAO di Pavia, la praticano. Ad oggi, nella penisola sono stati trattati 620 pazienti, tutti guariti.

La tecnica consiste nel colpire con particelle subatomiche solamente le cellule tumorali, evitando di danneggiare gli altri tessuti come accade, invece, nella radioterapia. Gli adroni, dal greco adrós, vigore, sono protoni e ioni di carbonio soggetti a “forza nucleare forte” (una delle quattro interazioni fondamentali conosciute in fisica quantistica) formata da quark e antiquark, cioè cariche elettriche positive e negative al livello subatomico. Tali particelle, interagendo con le cellule tumorali, le destrutturano dall’interno, bloccano i processi di replicazione e consentono al sistema immunitario di eliminare le rimanenti.

I 23 casi clinici autorizzati dal Ministero della Salute nel 2001 per il trattamento adroterapico riguardano tumori che colpiscono sistema nervoso centrale, base cranica, occhi e orbite, testa e collo, pelle, seni e cavità nasali e paranasali, ghiandole salivari, distretto addominale, distretto pelvico, ossa e tessuti molli. In dettaglio: gliomi a basso e ad alto grado, sarcomi, cordomi e condrosarcomi, meningiomi, melanomi oculari, melanomi mucosi, carcinomi spino-cellulari, tumori al retto, linfomi di Hodgkin, adenocarcinomi e carcinomi adenoidei cistici.

adroterapia

 

In Italia, l’iter per poter accedere al trattamento prevede una visita con i dottori del Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica di Pavia (www.fondazionecnao.it) ed esami diagnostici per valutare l’idoneità del paziente. Confermata, si procede con l’irradiazione degli adroni. La terapia, di circa mezz’ora e indolore, può durare da una a sei settimane e dipende dall’estensione del tumore. Le cellule malate vengono individuate tramite TAC, PET e risonanza magnetica.

Alberto Molino

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Redazione NewSicilia



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