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Voglia di emergere e disposizione al sacrificio: Barisic e Russotto, pedine giuste per Petrone

Barisic e Russotto
1 mar 2017 - 17:34

CATANIA - Uno sloveno inizialmente sottotono ma adesso personaggio del momento ed un romano sofferente (nel senso positivo del termine) per i colori che rappresenta.

Stiamo parlando di Maks Barisic e Andrea Russotto, due degli uomini più importanti di questo inizio di gestione targata Mario Petrone, oltre che due protagonisti fondamentali per la vittoria di Messina domenica scorsa che ha dato nuova linfa all’ambiente rossazzurro. Petrone ha deciso di inserire gradualmente il talentino Barisic sin dalla sua prima partita, seppur concedendogli qualche minuto da subentrato, e quest’ultimo sembra essersi trovato già a suo agio, tanto da aver trovato quella rete che mancava dalla vittoria in casa contro il Monopoli, quindi dallo scorso dicembre.

Di assi nella manica il giovane sloveno ne ha tanti ma deve soltanto imparare a sfruttarli più spesso per poter diventare un calciatore essenziale per Petrone e al fine di migliorare il proprio rendimento rendendolo costante. Fino ad Agrigento si era dimostrato una discreta alternativa agli uomini d’attacco ma con l’avvento di Petrone riesce a trovare più facilmente i suoi spazi facendosi largo sugli esterni e provare il tiro a rientrare. Con il Messina però il goal è prodezza balistica, in quanto riesce a stare in maniera perfetta in avanti con il corpo pronto per colpire violentemente e spiazzare il portiere avversario. Quella palla l’ha presa davvero bene. Bello il suo goal anche contro il Melfi, altrettanto importante per evitare una vera e propria figuraccia quando mancavano soltanto otto minuti alla fine del match. Ottimo servizio di Russotto e colpo di testa che supera tutti e si insacca accanto al palo più lontano. 

Proprio il Melfi sarà il prossimo avversario del Catania, che lo ospiterà al “Massimino” forte di una prestazione importante fuori casa ma con la consapevolezza che nulla è cambiato, perché gli etnei sono ancora obbligati a non sbagliare un colpo. Chissà se ancora una volta da subentrato lui potrà fare la differenza e chissà se per lui Petrone sarà la vera svolta per vedere di più il campo. 

Chi invece questo campo continua a vederlo con costanza è Andrea Russotto, un calciatore totalmente cambiato dalla scorsa stagione. Infatti, durante il suo primo anno al Catania le sue giocate erano principalmente dedicate all’attacco e al goal. Quest’anno, Russotto ha messo la palla dentro soltanto due volte, la prima a dicembre contro il Monopoli. La sua svolta però è arrivata a Cosenza, dove dopo un inizio di campionato altamente sottotono, assistendo a delle prestazioni insufficienti sul piano tattico e peggio dal punto di vista nervoso, è riuscito a calarsi nella parte di un giocatore in grado di fare la fase offensiva e quella difensiva allo stesso tempo, rendendosi un calciatore completo ed equilibrato.

Dopo quella partita, infatti, il numero 10 etneo non ne ha più sbagliata una e ha fatto ricredere i tifosi che non credevano più in lui. La sua classe e la sua qualità adesso si rispecchiano in un totale spirito di sacrificio e corsa, tanta corsa. Specialmente domenica, quando Gil è stato espulso, Petrone ha deciso di arretrarlo e lui ha ricoperto per gran parte della gara anche il ruolo di terzino destro ottenendo anche dei buoni e visibili risultati. Ecco perché lui è imprescindibile da questo Catania, la sua disposizione al sacrificio è una cosa che hanno pochi calciatori. Da un po’ di partite in realtà Russotto si distingue per questo motivo: quella migliore è stata senza dubbio quella contro il Messina, ma seguono prestazioni importanti come quelle di Cosenza, appunto, e in casa contro il Monopoli. Anche se non fa goal, è essenziale nel gestire la palla, a dare profondità e creare spazi in avanti utili per la sovrapposizione dei terzini. 

Domenica entrambi hanno mostrato qualcosa in più: Barisic senza dubbio doveva farlo, Russotto doveva confermarsi ancora una volta bandiera di questo Catania che sembra aver trovato la retta via, ricordando però che soltanto tre indizi fanno una prova. E, fino a questo momento, ne abbiamo soltanto due. 

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Gabriele Paratore



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