Allenatore

“No alla violenza sugli spalti”, carisma e razionalità: ecco chi è Roberto D’Aversa

Roberto d'aversa
21 giu 2016 - 10:49

CATANIA - Lo studio, le ipotesi, le possibilità concrete: tutto viene meglio quando si fa la notte. Ed è proprio verso mezzanotte circa che il giornalista di Sky Sport Peppe Di Stefano annuncia un altro nome per la panchina del Catania: niente De Zerbi, né Auteri, Gautieri o Bjelica.

È Roberto D’Aversa il profilo giusto che ha scelto Lo Monaco e tra poco potrebbe già esserci l’ufficialità: l’italo-tedesco si siederà sulla panchina rossazzurra firmando un biennale e porterà con lui, presumibilmente, talenti scuola Roma come Piscitella, Pettinari e Alocic come contropartite tecniche per il riscatto di Gyomber a favore dei giallorossi.

Pensiamoci bene: il 4-3-3 c’è e questa è la prima informazione chiave dato che il Catania intende sposare a pieno questo modulo. Poi D’Aversa ha 40 anni, fino a 3 anni fa era la bandiera indiscussa del Virtus Lanciano. Giovane e di prospettiva: indizio numero 2 che coincide con l’identikit fornito da Lo Monaco a Sky Sport.

Da dove arriva D’Aversa? Nasce a Stoccarda, classe ’75, ed inizia qui in Italia a giocare a calcio, con il Milan prima nelle giovanili e poi nei professionisti (ma, in realtà, non gioca nemmeno un match). Il primo gettone a Prato, poi nella sua carriera gioca a Pescara, a Genova con la Samp, Siena e anche qui in terra siciliana, a Messina. Nel 2010 il Lanciano lo preleva dalla Triestina e qui viene amato dal pubblico abruzzese collezionando 45 presenze e 2 reti. Da capitano rossonero, ottiene una promozione in Serie B e la stagione seguente un’importante salvezza.

Si ritira nel 2013 dal calcio giocato, rimanendo a Lanciano come responsabile dell’area tecnica. Dal 20 luglio 2014 inizia la sua carriera da allenatore, sempre in Abruzzo con i frentani: sostituisce Marco Baroni ed esordisce proprio contro il Catania, al Massimino, in una partita rocambolesca terminata 3-3. Nella partita di ritorno, con i rossazzurri di Marcolin, vince lui 3-0. Quella stagione la conclude quattordicesimo a 42 punti, come gli etnei, raggiungendo ancora una volta la salvezza. Stavolta da allenatore.

Il susseguente campionato lo inizia male, perdendo 2-1 contro la Pro Vercelli. Viene esonerato dopo 24 giornate in seguito alla sconfitta in casa contro il Trapani per 0-3, lasciando la squadra terzultima con 22 punti. 

In tutto, D’Aversa colleziona 69 partite da allenatore vincendo per 16 volte, pareggiando 27 partite e uscendo 26 volte sconfitto. D’Aversa dedica tutto al calcio, è abituato a sentirsi di prima mattina con lo staff e con il vice allenatore. Un uomo che vuole fermare la violenza sugli spalti e che gradisce la moviola senza usarne eccessivamente. 

È un tecnico razionale, ha controllato nel tempo l’istinto che lo caratterizzava da calciatore, predilige una marcatura che porti via l’uomo per allargare il campo e fare goal. Il suo score parla chiaro: 71 reti in due stagioni, ma anche 85 reti subite. Il calcio piazzato come arma, nel suo Lanciano, specie in casa, la vittoria arrivava spesso e volentieri negli ultimi frammenti di partita. 

Il rebus allenatore sta per risolversi: Lo Monaco ha individuato D’Aversa come allenatore, si aspetta l’ufficialità. 

Nessuno dei nomi pronunciati fino a ieri: un mister X che forse l’ad rossazzurro aveva in mente già da tempo ma che non ha mai voluto rivelare.

Gabriele Paratore



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