Caso Catania

Rispondendo a Bianco, Ferrero si scusa coi tifosi rossazzurri

Ferrero
6 lug 2015 - 06:59

CATANIA - “Gente come Pulvirenti cerca di sporcare la cosa più bella del mondo, il calcio. Ormai ci è rimasto solo questo. Mi fa schifo, mi fa ribrezzo. Buttare la chiave? No, deve morire, è finito, non deve esistere, deve essere radiato lui, la squadra, tutto. È gentaccia. Non esiste, deve morire, non si deve salvare nessuno di questi”. Le parole di Massimo Ferrero, Presidente della Sampdoria, non sono passate inosservate.

Al punto che lo stesso numero uno della Lega di Serie B Andrea Abodi le ha definite inammissibili, prendendo in considerazione anche la possibilità di un intervento sanzionatorio da parte della Procura Federale nei suoi confronti. Il sindaco di Catania Enzo Bianco ha, invece, reagito con sdegno alle parole di Ferrero, sottolineando in proposito:

“Penso che, al di là del folklore, questo personaggio dovrebbe subito scusarsi. E se non lo farà ritengo che la giustizia sportiva debba prendere provvedimenti nei suoi confronti. L’episodio di Ferrero è sale sulle ferite per questa vicenda che ha colpito duramente i tifosi e la città di Catania, offesa così, senza motivo, nella sua stessa reputazione. Quando gli scandali hanno colpito la Juve o il Milan a nessuno è venuto in mente di coinvolgere la città di Torino o quella di Milano”.

Non si è fatta attendere la risposta di Ferrero, il quale attraverso una lettera resa pubblica dalla Gazzetta dello Sport ha replicato in questi termini:

“Gent.mo dottor Bianco, ho letto con attenzione la sua lettera aperta pubblicata oggi su “La Gazzetta dello Sport”, un atto di fede nei confronti della città della quale Lei si onora di essere sindaco, di una squadra, il Catania, e dei suoi tantissimi tifosi. È a loro che va il mio pensiero se qualcuno ha frainteso e mal interpretato le mie dichiarazioni alla trasmissione radiofonica “La Zanzara”, dichiarazioni che per altro ho già avuto modo di spiegare sia in un comunicato all’Ansa sia in una situazione di grande impatto comunicativo come l’Expo di Milano”.

Come già precisato, il mio sfogo non era indirizzato alla persona e/o alla squadra. E tantomeno mi sono permesso di attaccare o criticare la città e i suoi cittadini. Credo fortissimamente che una squadra sia la rappresentazione sportiva di un sentimento popolare e, quindi, mi spiace quando i tifosi sono costretti a pagare direttamente le conseguenze di errori, anche in buona fede, di chi le gestisce“.

“Sono convinto che anche lei la pensi come me e credo che i tifosi del Catania abbiano dimostrato, con una grande e pacifica manifestazione pubblica, il loro amore per un calcio italiano che deve avere il coraggio di voltare pagina, di essere credibile e sostenibile – prosegue Ferrero -. Perché il calcio, come le città, come Catania, come Genova, come tutte le meravigliose capitali della nostra Italia, sono di chi le vive, di chi le lavora con onestà e dedizione, di chi le porta in dono ai figli come tradizioni di famiglia”.

“Per questo motivo, le rispondo con sincerità e senza diplomazia: tanti tifosi del Catania mi hanno scritto, comprendendo il senso del mio sfogo, ma a chi ancora non lo avesse capito, come evidenziato dalla sua lettera, ribadisco che sono dispiaciuto. Io, con amore e rispetto, con sportività, ho solo voglia di un calcio bello e finalmente senza casi o polemiche. Se tutto ciò sarà possibile, sarò il primo a esserne felice, immagino insieme con lei. E mi scusi con tutta la città e i cittadini da lei rappresentati e, se vuole, sarò lieto di venirla a trovare per confrontarci e chiarirci ulteriormente. W lo sport sano! Con rispetto, Massimo Ferrero”.

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Livio Giannotta



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