Atletica

Mondiali di Pechino al via. Ricordiamo le medaglie “siciliane”

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21 ago 2015 - 18:11

MESSINA - A poche ore dal via dalla quindicesima edizione dei Campionati del Mondo di Pechino, vediamo gli atleti siciliani saliti sul podio in questa rassegna iridata. In tutto sono stati sedici gli atleti che hanno rappresentato la Sicilia nelle quattordici edizioni passate, quarantuno le presenze, due ori e due argenti le medaglie conquistate, sei volte in finale. Su tutti spicca la nostra amata Anna Rita Sidoti, lo «scricciolo d’oro» di Gioiosa Marea che ci ha lasciati il 21 maggio all’età di 45 anni, tra lo sgomento e il dolore di tutti noi. Una leonessa, colonna della marcia in Italia, 47 presenze in azzurro, la sua grinta, la sua tenacia e quel sorriso che le illuminava il volto sono entrati nel nostro cuore.

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Ai Mondiali sei le sue presenze, sui 10 km: nona a Tokyo 1991 (44’18”) e a Stoccarda 1993 (44’13”), tredicesima a Göteborg 1995 (44’06”), medaglia d’oro ad Atene 1997 (42’55”49 su pista); sui 20 km: ritirata a Siviglia 1999 e ottava ad Edmonton 2001 (1.31’40”). La sua vittoria ad Atene nel 1997 stupì il mondo intero, il secondo oro femminile per l’Italia nella storia della rassegna iridata, dopo quello di Fiona May nel lungo a Göteborg. Da riserva in panchina all’oro in una marcia trionfale allo stadio Panathinaikos. Adesso che Anna Rita non è più con noi, ci commuovono profondamente, quasi a risentirle, le sue prime parole dopo la fantastica gara: «Non ci credo, non ci posso credere! Ho preso in mano il destino e dato un cazzotto al mondo e alla sfortuna». Questo il commento di Pino Clemente: «Gli Dei Olimpici hanno deciso di premiare con una medaglia dal valore inestimabile, la campionessa più lieve di tutta la variegata popolazione dell’atletica leggera di caratura mondiale. La Sidoti ha dominato dal primo all’ultimo metro, le avversarie russe e bielorusse sono state frullate da quel vortice inarrestabile di passi frenetici».

Giuseppe Gibilisco segue Anna Rita con cinque presenze ai Mondiali, alla pari di D’Urso: nell’asta in qualificazione tre nulli a 5,30 ad Edmonton 2001, oro a Parigi-St Denis 2003, quinto ex-aequo ad Helsinki 2005 (5,50), settimo pari merito a Berlino 2009 (5,65), nuovamente senza misura in qualificazione a Mosca 2013. Il 28 agosto 2003 è il Giorno dei Giorni per il siracusano, nel grande Stade de France, due falli a 5,75, rimane l’ultimo tentativo e, amante del rischio, passa a 5,80 con un’altra asta più dura, consigliatagli da Vasily Petrov, altezza superata, poi davvero grande con 5,85 e 5,90 alla prima prova. Il saltatore ripete così l’exploit che gli era riuscito al Golden Gala di Roma, superare il primato italiano due volte nella stessa gara, merce assai rara in un mondiale. Primo titolo di un italiano in gare «globali», dietro di lui Okker Brits (Sud Africa), Patrick Kristiansson (Svezia) e Dmitri Markov (Australia), nell’ordine, tutti con 5,85.

Brillanti le medaglie d’argento di Giuseppe D’Urso e Vincenzo Massimo Modica. Il catanese negli 800 m fa la sua prima apparizione a Tokyo 1991, quarto in batteria (1’46”82), argento a Stoccarda 1993, in batteria ancora quarto a Göteborg 1995 (1’47”43) e ritirato ad Atene 1997, sui 1500 m quattordicesimo in batteria a Siviglia 1999 (3’50”71). D’Urso, nel glorioso Neckarstadion, ristrutturato per l’occasione e ribattezzato Gottlieb-Daimler-Stadion, il 17 agosto 1993, una data che rimarrà scolpita nel palmarès dell’atletica italiana, giustizia in volata il favorito Billy Konchellah – il lungo Masai che aspirava alla tripletta mondiale dopo Roma 1987 e Tokyo 1991 – finito solo terzo in 1’44”89, ma soccombe all’altro keniano, la lepre Paul Ruto, 1’44”86 contro 1’44”71. Giuseppe compie il capolavoro negli ultimi 120 metri, si porta all’esterno e sferra l’attacco, intanto Konchellah esce dalle retrovie, rimonta posizione su posizione, affianca il nostro, che resiste al suo micidiale finish e regala all’Italia una medaglia che rimarrà nella storia. Il catanese dopo l’arrivo è incredulo, l’amico Andrea Benvenuti in tribuna piange, era crollato a terra in batteria dopo 230 metri di gara per una microfrattura al piede sinistro. Nella storia del mezzofondo veloce quattro italiani sono saliti sul podio ai Giochi Olimpici o ai Campionati Mondiali: Emilio Lunghi, Luigi Beccali, Mario Lanzi, Giuseppe D’Urso.

Modica, ritiratosi alla maratona di Atene 1997, due anni dopo a Siviglia è stupendo. Il mistrettese, 28 anni, poliziotto, conquista la quarta medaglia della spedizione azzurra, il terzo argento. È il più coraggioso di una squadra che vince la Coppa del Mondo, in casa di una superpotenza della maratona, la Spagna, anche se adombrata dall’EPO. Massimo Magnani, responsabile degli azzurri: «Modica è stato grandioso, il motore è buono, ora è migliorato il pilota». All’ultimo passaggio tra le guglie e gli azulejos di plaza de Espagna, il giapponese Nobuyuki Sato ha 20” sul compagno Koji Shimizu, Modica, lo spagnolo Abel Anton, il portoghese Luis Novo. Ancora sei chilometri, Anton parte all’inseguimento di Sato, lo prende a tre chilometri dallo stadio, lungo il Guadalquivir, Modica c’è ancora, vitale. Un finale crudele ma bellissimo, Vincenzino salta Sato al 41° km, Anton è irrequieto, si gira due, tre volte. I miracoli non esistono, a ventisette secondi da Anton – quasi 37 anni, il vincitore più vecchio di tutta la storia dei Mondiali – Modica può spargere i suoi baci nella calura che non molla, 2.13’36” e 2.14’03” i tempi dei due.

Michelangelo Granata

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Redazione NewSicilia



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