Accuse

Lo Monaco sul “Granillo” e Biagianti senza fede

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16 set 2016 - 00:14

CATANIA - Va avanti a colpi di comunicati stampa la diatriba fra le società del Catania e della Reggina dopo la gara di mercoledì scorso al “Granillo” e in seguito al furto avvenuto negli spogliatoi dei rossazzurri durante l’incontro.

In sintesi, dopo la gara, finita 1-1, l’ad del Catania Pietro Lo Monaco ebbe di che lamentarsi sia per le condizioni del terreno di gioco di Reggio Calabria sia per la mancata sicurezza negli spogliatoi che ha avuto come risultato il furto di oggetti preziosi, soldi e carte di credito (reato prontamente denunciato dai giocatori e dalla società rossazzurra) subito da Biagianti e compagni.

Subito si è sollevata la reazione sdegnata del direttore generale del club amaranto, Gabriele Martino che, riferendosi alle dichiarazioni di Lo Monaco, ha commentato: “ha detto di aver fotografato il campo e mandato gli scatti del terreno di gioco alla Lega. Io, fossi al suo posto, mi preoccuperei nel vedere giocare cosi male il Catania…“.

Nelle ore successive, anche il presidente della Reggina Mimmo Praticò non ha mancato di far sentire la sua voce: “Bisogna rispettare i risultati del campo – ha dichiarato Praticò - con sportività e senza sollevare polveroni inutili, altrimenti si rischia di coprirsi di ridicolo. Con tutto il rispetto per Lo Monaco e il Catania, ci suona curioso che di questo stadio non si siano mai lamentati Totti, Del Piero, Kakà, Zidane e Luis Figo, ma i giocatori etnei sì”.

Ma Lo Monaco non ci sta e nella serata di ieri il Calcio Catania ha emanato un comunicato con le dichiarazioni dell’ad di Torre del Grifo che riportiamo integralmente:

Alla luce delle dichiarazioni riportate sul sito ufficiale della Reggina, l’Amministratore Delegato del Calcio Catania Pietro Lo Monaco si rivolge così al Presidente del club amaranto, Mimmo Praticò: “Caro Presidente, sottolineare le attuali condizioni pietose del terreno del “Granillo” non è certamente un’offesa alla città di Reggio Calabria e alla Reggina, da parte mia. Anche le tue dichiarazioni certificano i gravi problemi del rettangolo di gioco, che un tempo fu verde ed oggi non lo è del tutto. L’uso quotidiano del campo, anomalia che giustifichi con la mancata disponibilità del Sant’Agata, genera oggi l’evidente usura del manto (quasi) erboso del vostro stadio, come osservi correttamente. Invochi inoltre l’intervento del Comune, legittimamente, per migliorare la situazione. Come certamente sai, però, precise disposizioni della Lega Italiana Calcio Professionistico obbligano tutte le società a mantenere la piena praticabilità, ovviamente, e curare efficacemente la manutenzione. Ho il diritto ed il dovere, quindi, di far notare come sia pressoché impossibile giocare una gara di calcio professionistico, adesso, a Reggio: ti prego di riferire al distratto Direttore Generale del tuo club, Gabriele Martino, che ti ho manifestato questa mia convinzione ben prima del fischio d’inizio, quando eravamo entrambi proprio in campo, e quindi la stessa non può essere letta come una scusa, se non da un lettore puerile e prevenuto. Del resto, noi abbiamo il massimo rispetto nei confronti della Reggina, che reputiamo una squadra valida e blasonata: abbiamo ottenuto un risultato positivo e non abbiamo nulla da giustificare, prova ne sia che dopo la gara i nostri tesserati hanno parlato di calcio e non hanno accampato alibi, cosa che non è nel nostro stile. Proverò ad ingaggiare Martino, che dall’alto della sua onniscienza provvederà a scegliere per me e per noi, Calcio Catania, tecnici che faranno giocare bene le squadre e calciatori migliori: che tristezza, Presidente, questa mancanza di rispetto. Quanto alla mia esperienza al Maracanã, ricordo al signor Martino che la mia storia si svolge in tutte le categorie del nostro calcio: mi basta ed avanza per affermare senza tema di smentita che il Granillo oggi, purtroppo, non è degna cornice del calcio professionistico. Non si offenda, il signor Martino. Si offenda invece chi ha ridotto così lo stadio carico di antica gloria in cui giocarono tanti campioni, in Serie A,  fino a 7 anni fa. A proposito del furto avvenuto negli spogliatoi del Catania mi permetto, infine, di ricordarti che è dovere della società ospitante presidiare l’area riservata agli atleti, ai tecnici ed ai dirigenti, garantendo incolumità e rispetto di una zona che è “sacra” così come l’ospitalità; non basta dire che vi siete attivati: avevate, avete ed avrete il dovere di evitare simili fatti vergognosi. Sono sicuro, caro Presidente, che con il tuo impegno e la tua passione riuscirai a migliorare questa situazione e tante altre, riportando in alto la Reggina”.

Sempre ieri, gli agenti della Questura reggina avevano recuperato gran parte degli oggetti trafugati dallo spogliatoio del Catania. La refurtiva era stata abbandonata nel quartiere Ciccarello, vicino allo stadio, dove vivono alcune persone già note alle forze dell’ordine e dove gli inquirenti si erano subito concentrati con le loro indagini. Ma i recuperati soldi, carte di credito e il Rolex rubato a Marco Biagianti non sono tutto. Al capitano rossazzurro manca qualcosa di più prezioso e lui stesso, amareggiato, ne denuncia la perdita con una nota, anche in questo caso emanata dal Calcio Catania e che riportiamo:

Com’è noto, al rientro negli spogliatoi del “Granillo” dopo la gara con la Reggina, il Capitano rossazzurro Marco Biagianti ha constatato con incredulità e denunciato prontamente il furto di un telefono, di un prezioso orologio e della fede nuziale. Grazie all’intervento dell’Autorità di Pubblica Sicurezza, la refurtiva è stata recuperata con l’eccezione, non trascurabile, della fede nuziale. “Ringrazio tutte le persone che si sono adoperate concretamente per assistermi - afferma il nostro Capitano - e quelle che mi hanno mostrato solidarietà: compagni di squadra, dirigenti e collaboratori del Catania, i nostri straordinari tifosi che mi hanno inviato moltissimi messaggi e tutti gli sportivi contrariati dalla vicenda. Purtroppo, non è affatto vero che da parte mia ci sia “piena soddisfazione”. All’appello manca infatti un anello che per me è un importante simbolo di vita e, di conseguenza, dimenticare quanto accaduto sarà impossibile. Con un velo di amarezza, a prescindere dalle responsabilità che verranno appurate, trovo francamente incredibile che un atleta impegnato nello svolgimento di una gara professionistica sia costretto a fare i conti con simili sorprese. Uno spogliatoio non più inviolabile diviene un fattore di rischio, non soltanto per gli oggetti ma anche per le persone: è intollerabile”.

Come dargli torto. 

Redazione NewSicilia



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