Calcio

Un Massimino “Barocco” e un Catania con gli attributi: lo scenario per diventare “Re d’Italia”

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14 nov 2016 - 07:04

CATANIA – Giosuè D’Apice di Arezzo: sembra un nome d’arte ma, in realtà, è stato il direttore di gara della partita di ieri al “Massimino”, vinta dai rossazzurri per 3-1 contro il Catanzaro.

E nella sua grande opera d’arte forse non ci sarà mai il suo nome a carattere cubitali ma la partita, ne siamo certi, sarà ricordata come il colore della Sanguinella: rosso.

Un colore che troviamo nel Catania, così come nel Catanzaro e che viene evidenziato sei volte, proprio 6, in un incontro che ha avuto un secondo tempo folle: tanto tranquillo ma intenso il primo quanto disordinato e pazzo nella ripresa. Verrebbe da dire “barocco“, visto lo stile pieno, stracolmo di ‘decorazioni’ come questi cartellini dell’”uomo nero”.

Metafore a parte, sono state 3 espulsioni contro il Catania e 3 quelle contro il Catanzaro: da una parte fuori Bergamelli, Gil e Pino Rigoli, dall’altra Prestia, Di Bari e Pasqualoni. Dodici cartellini, 6 gialli e 6 rossi, bisognava recuperare e sono stati assegnati 6 minuti di recupero che hanno decretato la fine di una pazza partita che il Catania però ha vinto.

Entriamo quindi dentro la partita, prima di scendere in ambito tecnico però spieghiamo cosa è successo in quei cinque minuti di rissa. Il Catania conduceva per 2-1, al 65′ sono invischiati Di Cecco e Prestia: i due si toccano con il primo che reagisce malamente. Intervengono gli altri giocatori che accerchiano i due, tra cui Bergamelli, ma la situazione non si placa e addirittura degenera. Vola qualche parola, oltre che tacchettate e spintoni, di troppo ed entrano in scena anche i dirigenti. Una scena d’altri tempi per i tifosi: D’Apice risolve estraendo due cartellini rossi e allontanando Rigoli dalla panchina, anzi in quel momento dal campo. Fuori Bergamelli, al quale si accusa di aver dato un pugno a Prestia, e quest’ultimo, reo di aver reagito per par condicio. All’uscita del calciatore calabrese, tra l’altro, c’è un forte scontro con la tifoseria catanese: gestacci e un “Me la dovete su***e, forza Palermo” che, si sa, a Catania non è proprio il miglior saluto da fare ma non è un comportamento consono ad uno scenario sportivo.  1479069328834

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Poco più tardi si resta 9 vs 10: entrattaccia di Gil su Cunzi lanciato in porta e rosso diretto, così come per il capitano Di Bari che commette fallo e atterra duramente il buon Paolucci. Fuori anche lui e di lì a poco a fargli compagnia è il subentrato Pasqualoni che mette faccia a terra Parisi, anche lui verso la porta avversaria.

Una super partita, piena di emozioni e tensioni: la vittoria è meritata per un Catania di testa, cresciuto di mentalità e che ha ritrovato nel “Massimino” la sua grande marcia in più. Quarta vittoria consecutiva, titolo di miglior difesa della Lega Pro e se insieme con Pisa e Viterbese era la migliore difesa dei tornei italiani professionistico fino ad una settimana fa, adesso possiamo dire che è la migliore d’Italia con 8 reti subite: in Serie B gli uomini di Gattuso (con una partita in più) ne hanno presi 2 dal Cesena mentre la Viterbese è uscita sconfitta in casa contro l’Olbia per 0-3. Merito di chi? Di tutti. In primis dei ragazzi in difesa, a cominciare da Pisseri e concludendo con Gil, Bergamelli e Djordjevic che per noti motivi hanno lasciato il campo prima del tempo debito. Poi il merito è anche di Pino Rigoli che si è inventato il “Di Cecco terzino”, contando il fatto che Gil è cresciuto esponenzialmente.

Pazzia, imprevedibilità: aleggiavano delle brutte ombre dopo il 9 vs 10, eppure Di Grazia (fino a quel momento il peggiore) si inventa un altro gol dei suoi e mette il risultato in cassaforte. Un Catania forte e solido che si affida a tre pilastri: Matteo Pisseri, Marco Biagianti e Michele Paolucci.

La scelta di Rigoli, quella di dare fiducia a Paolucci, al momento pare ripagarlo non con i gol ma con il sacrificio che è stato altresì fondamentale per portare a casa i tre punti. Di Pisseri ne abbiamo già parlato anche ieri: una normale amministrazione, piena di sicurezza e straordinaria calma olimpica. Un altro portiere avrebbe fermato Cunzi in quel modo? Poi c’è Marco Biagianti, il capitano che riesce a far rimanere a bocca aperta tutti i tifosi e appassionati di calcio: tornato per amore, per voglia di rilanciarsi con il Catania, non con qualsiasi altra maglia. Ieri una prestazione sublime, magnifica: due assist, va in gol, un montone di palloni recuperati. Cosa si può pretendere di più? E Michele Paolucci: non ha segnato ma che prestazione di sacrificio, pressing, voglia di fare. Uno dei migliori a far salire la squadra.

Un gruppo coeso dice Rigoli, un tifo da Serie A dichiara Bastrini, il dovere di arrivare ai playoff afferma Mazzarani: la revisione sembra essere ormai lasciata alle spalle, il Catania sembra essere guarito. Per poterlo dire con certezza, dovremo aspettare la trasferta di domenica prossima, contro la Virtus Francavilla, un avversario diretto per i playoff. La classifica è corta ma le gambe e lo spirito di sacrificio dei calciatori etnei sono lunghi. Senza Gil, Bergamelli, Rigoli in panchina e probabilmente anche senza Djordjevic, la maturità di una squadra sta proprio in quella partita lì.

[tutte le foto figuranti all'interno di quest'articolo sono state riprese dagli highlights Sportube]

Gabriele Paratore



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