Calcio

La festa di ieri sera al Barbera fa crescere il rammarico per un Palermo che poteva essere e non è stato!

barbera
25 mar 2017 - 11:12

PALERMO – Grande festa ieri sera al Barbera: l’Italia ha conquistato una vittoria fondamentale per continuare il cammino che dovrebbe portarla in Russia l’anno prossimo a disputare i mondiali. Nell’occasione i tifosi palermitani hanno potuto ammirare, questa volta senza le paure legate al ruolo di avversario, Andrea Belotti. Il “Gallo” è stato protagonista della partita anche se non ha segnato ed, insieme al pubblico, ha contribuito ad accrescere il rammarico per un Palermo che poteva essere e non è stato.

La risposta che il pubblico ha dato all’evento, che ha visto protagonista la Nazionale maggiore, obbliga ad una serie di riflessioni sulle potenzialità di una tifoseria che ama il calcio e che è stata sempre nel panorama calcistico italiano corretta e disciplinata.

I tifosi rosanero stanno vivendo stagioni tribolate, con la squadra che, sull’orlo di una retrocessione sfiorata il torneo scorso, annunciata quest’anno, sta tentando disperatamente di aggrapparsi alle ultime residue speranze di salvare in extremis un campionato che la vede vaso di coccio tra tanti vasi di ferro. Eppure, tranne sporadiche contestazioni al presidente uscente Zamparini, i tifosi hanno mantenuto sempre un comportamento esemplare.

Di contro il Palermo, voluto dalla dirigenza di Viale del Fante, è apparso quest’anno subito manchevole in ogni reparto. Gli uomini del settore difensivo hanno subìto critiche continue per le disattenzioni e gli errori di concentrazione che hanno pesantemente compromesso tante partite. A cominciare da Posavec, autore di parare difficili, ma protagonista troppe volte di sbagli che un portiere di Serie A non dovrebbe commettere e non dovrebbe ripetere.

La mancanza di un portiere che dia sicurezza ha avuto ripercussioni su tutti i difensori, Gonzalez ha continuato il cammino di regressione cominciato l’anno scorso, Goldaniga non ha saputo imporsi secondo le aspettative, Morganella è sembrato un giocatore sul viale del tramonto, Aleesami sembra aver smarrito il furore delle prime partite e Pezzella ha alternato prestazioni di discreto livello a prove da dimenticare. Gli unici ad essersi salvati dal naufragio difensivo, ma senza eccellere, sono stati Cionek e Andelkovic, mentre Rispoli è stato di gran lunga il migliore con una generosità profusa in campo che avrebbe meritato altri palcoscenici. Il fallimento della retroguardia rosanero è stato acuito dalla confusione tattica, che i quattro allenatori, che si solo alternati sulla panchina del Palermo, hanno contribuito a creare. Dapprima Ballardini ha adottato lo schieramento a 3, poi De Zerbi ha preferito la difesa a 4 salvo poi tornare alla disposizione a 3, usata sempre da Corini, ma non avallata da Diego Lopez. Altro punto debole si è rivelato il centrocampo, incapace di comandare il gioco, al punto che le prestazioni migliori il Palermo le ha fatte in trasferta, laddove, con l’iniziativa demandata alla squadra di casa, ha avuto la possibilità di colpire con veloci ripartenze e con l’estro di Nestorovski. La mancanza di fantasia ha reso l’azione dei rosanero prevedibile e la rinuncia continua a Diamanti è sembrata immotivata a meno che non sia stata dettata dalle condizioni fisiche scadenti del fantasista. A parte Gazzi, e a corrente alternata Jajalo e Bruno Henrique, il Palermo non ha potuto contare su nessun altro dei centrocampisti in organico. Finchè è rimasto in rosa Hiljemark si è fatto notare per la sua corsa confusa e senza costrutto, mentre Chochev, titolare inamovibile per lunghi tratti del campionato, è apparso sempre avulso dal gioco e incapace di incidere in maniera positiva sulla manovra.

L’unico giocatore in maglia rosanero che ha saputo favorevolmente sorprendere è stato Nestorovski, capace, dopo lo scettiscismo iniziale, di guadagnarsi la fiducia e la stima dei tifosi a suon di gol, la maggior parte dei quali determinanti. I suoi compagni di reparto non sono riusciti a supportarlo adeguatamente. Né Embalo, né Sallai, né Balogh, né Trajkovski hanno dimostrato di essere pronti per il palcoscenico della Serie A e così Nestorovski ha dovuto sempre fare da solo. Quaison, l’unico in grado di offrire un valido apporto al macedone, è stato ceduto a gennaio. In tutto questo contesto, condito da ogni tipo di perplessità, è arrivato l’uragano, finora a parole, Paul Baccaglini. Il neo presidente rosanero è visto o come il grande bluff o come l’uomo capace di riportare il Palermo all’antico splendore.

E la maggior parte dei tifosi rosanero, ormai rassegnati alla retrocessione, si aggrappa alla seconda ipotesi nella convinzione che un campionato di Serie B ad alto livello sia senz’altro da preferire agli attuali sconfortanti risultati. La dimostrazione della voglia di calcio di alto livello il pubblico palermitano l’ha data ieri sera accorrendo in massa alla partita della Nazionale.

Pietro D’Alessandro

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Redazione NewSicilia



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