Il commento

Il cavallo di razza è ancora puledro: Catania, tutti i punti che non vanno

Rigoli
30 dic 2016 - 08:53

CATANIA – Si dice 2016 e vengono in mente tantissime cose: un anno difficile, quello rossazzurro, che si è concluso con un deludente pari in casa contro la Fidelis Andria.

Zero reti, zero idee, zero gioco: anche le chiacchiere, come si suol dire, stanno a zero. Nelle ultime 4 partite, il Catania ha ottenuto 4 punti, realizzando un solo goal e subendone cinque. Una retromarcia inattesa per chi, dalla gara contro il Monopoli, si aspettava la definitiva consacrazione della squadra.

Un freddo che ha congelato le gambe dei calciatori rossazzurri, che sul piano fisico c’erano poco: non è necessario fare i nomi dei calciatori che hanno giocato male ieri, tranne quello di Pisseri che è risultato l’acquisto migliore forse di tutta la Lega Pro, o quanto meno uno dei più mirati. Il 12 etneo è sempre, sottolineiamo sempre, sul pezzo e anche ieri è stato determinante in una conclusione ravvicinata di un calciatore andriese.

Il 2016 si chiude con Di Grazia e Mazzarani bomber rossazzurri, ma nessuno dei due è quello che il Catania cerca come goleador: il primo è un esterno, che tra l’altro dovrà cercare di ritrovare le sue iniziali potenzialità, il secondo una mezz’ala da cui forse si possono chiedere più assisti che reti. Un altro difetto di questa metà di stagione, oltre il gioco, è proprio l’attacco: di punte, i rossazzurri hanno Calil, Paolucci, Anastasi e Barisic e nessuno di loro ha convinto. Un po’ meglio Anastasi e Paolucci, gli altri due sono troppo giù. Ed il bomber che dovrà arrivare a gennaio troverà lo spazio che uno dei quattro lascerà, probabilmente Calil. L’unico che riesce ad inventare qualcosa, ultimamente, è Andrea Russotto, decisamente ritrovato e ispirato dopo il buio periodo d’inizio stagione. La colpa, però, non è neanche tutta loro perché se i palloni non arrivano in profondità, i centravanti non hanno la caratteristica di andare fino a centrocampo, prendere il pallone ed impostare.

Qui arriviamo ad un altro punto fondamentale: la linea mediana. Scoppa, pian piano, sta tornando quello d’inizio campionato, il che diventerebbe un problema. Bucolo, nelle ultime due apparizioni, sembra perso, mentre Fornito è ancora un punto interrogativo vista la sua alternanza di prestazioni positive e negative. Il capitano Marco Biagianti ha anche i suoi anni sul groppone, che non sono ancora tanti, ma si impegna molto. Molto spesso non si sa dove dev’essere giocata la palla, non c’è profondità, quando la squadra avversaria capisce come giocare si fa un passo indietro, tornando ad esempio ai match contro Fondi e Akragas. Non si sfonda, si perde palla e, specialmente ieri, per buona parte del match non si è giocata palla a terra. A volte c’è una spaccatura evidente tra i reparti durante la partita, dove le squadre più “velociste”, come la Juve Stabia, arrivano in porta con disarmante facilità. E si perdono le partite.

Alla difesa, salvo qualche lacune sparse, non si può rimproverare niente. Pesa l’errore di Bergamelli a Siracusa, così come le imbarazzanti prestazioni a Castellammare e Francavilla Fontana. Per il resto, ricordiamo che la retroguardia rossazzurra è stata per buona parte la migliore d’Italia ed è tutt’ora la migliore del Girone C di Lega Pro, insieme con l’Andria. In crescita Gil, Bergamelli oltre quell’erroraccio nel derby è il leader indiscusso di quel reparto, Djordjevic cresce e convince, sebbene ieri abbia sbagliato l’impossibile a pochi minuti dalla fine. Di Cecco inizialmente sembrava essere la scommessa vinta da Rigoli, adesso sta calando un po’. Dietro di loro, però, c’è un vuoto che si deve colmare: Bastrini, Parisi e De Rossi non si sono dimostrati sostituti all’altezza, Mbodj ieri ha sorpreso giocando una buonissima partita, De Santis dev’essere ancora ben inquadrato anche per la sua giovane età, per cui non sappiamo praticamente nulla.

È tutta questione di scelte in fondo e adesso tocchiamo un tasto delicato: dirigenza e tecnico. Il mercato estivo era stato giudicato come uno dei migliori, da 8 in pagella. Alla lunga, la permanenza di Bergamelli e l’approdo di Pisseri si stanno mostrando fondamentali, anche Mazzarani e Djordjevic sono dei buoni innesti. I ritorni di Biagianti e Paolucci sono stati voluti e vediamo in campo più il primo che il secondo, povero di spazio. Calciatori come Nava, Piscitella, Silva e Scoppa lasciano il tempo che trovano, mentre Gil ultimamente lascia troppo spesso la squadra senza di lui per ammonizioni ed espulsioni e non va bene. E nonostante la squadra sia forte sulla carta, in campo non si vede questo salto di qualità. Rigoli si mostra sereno, tranquillo e concentrato ma, intanto, le ultime 4 partite non hanno convinto affatto. A volte sembra che di questa squadra non abbia le redini, che non ci siano schemi provati in allenamento, che non si abbia idea di dove giocare la palla, che non riesca ad attuare le sostituzioni giuste. Catania è una piazza difficile da gestire anche per le vicende degli ultimi anni e siamo certi che Rigoli lo sa, questo Catania avrebbe chiuso al quinto posto senza penalizzazione ed evidentemente non basta, o quanto meno non con delle prestazioni di questo livello. In fondo, si può anche arrivare primi come fa la Juventus in Serie A ma se non si convince a pieno, c’è poco da fare. Il Catania è in zona playoff, obiettivo stagione, perfetto così: ci si aspettava però continuità, il ritorno alla corsa del cavallo pazzo, un purosangue per intenderci. In questo momento è un animale indisciplinato, perso nella selva oscura dantesca: sempre costretto a migliorarsi, costantemente impegnato a ripartire. Le pressioni aumentano e non cesseranno, necessario quindi farci l’abitudine.

Ricordiamo ancora le parole di Lo Monaco: “Questa squadra può stare soltanto quest’anno in Lega Pro“. Vedremo chi pagherà le conseguenze di questo cammino con diversi bassi e pochi alti a gennaio e chi, invece, a fine stagione. Bisogna più convincere che vincere, poi si può anche arrivare ultimi ma qualcosa in campo, come determinazione e gioco, è necessario vederla per cambiare rotta.

Una volta per tutte.

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Gabriele Paratore



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