Il commento

Questo Catania vince, è necessario essere belli? E sul 3-4-3…

Foto di Filippo Galtieri
Foto di Filippo Galtieri
30 gen 2017 - 10:01

CATANIA -Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta” diceva Giampiero Boniperti. Effettivamente, questa frase calza a pennello per la gara di ieri del Catania.

Vittoria fondamentale per la squadra rossazzurra, che è riuscita a piegare con qualche sofferenza di troppo la Reggina per 3-1. Un gioco che non ha ancora convinto, mentre la classe e l’esperienza di alcuni singoli fa la differenza e porta a casa successi di questo tipo. Ne è un esempio lampante Andrea Russotto, subentrato, che ha chiuso il match e lo ha spaccato in suo favore, mettendo a disposizione estro e corsa che gli hanno consentito di essere uno dei protagonisti della gara. Bene lui ma bene anche Diogo Tavares: ottima visione di gioco, buona la fisicità, intelligente nel far salire la squadra e tenere palla. Non è un attaccante che aspetta la sfera per buttarla dietro, lui la rincorre e se la porta tra i piedi per poter andare a segno.

Pino Rigoli ha insistito sul nuovo modulo, non sul 3-5-2 ma sul 3-4-3 dell’ultima mezz’ora di Fondi, e ha avuto ragione sebbene la squadra non abbia brillato a livello di prestazione. La difesa tiene ancora, anche se i goal subiti in questi ultimi match sono praticamente almeno uno a partita, l’attacco esprime un buon calcio ma soltanto quando i palloni arrivano nella metà campo avversaria.

Il problema sta a centrocampo: si fa poco filtro e specialmente ieri la Reggina ha sfruttato velocità e pressato i mediani rossazzurri, arrivando la maggior parte delle volte in anticipo nei contrasti ed essendo in superiorità numerica partendo dalla difesa. La partita però il Catania l’ha vinta con cinismo e pragmatismo, sfruttando le debolezze degli amaranto e d’altro canto non poteva essere altrimenti, visto che la Reggina era tecnicamente inferiore a livello di organico e la “bomba ad orologeria” che ha in mano Rigoli non può sbagliare un colpo per la risalita.

Infatti, con questa vittoria il Catania si è portato al settimo posto in classifica a 32 punti, ma non bisogna abbassare la guardia poiché il Matera è all’orizzonte ed il big match deve essere vinto, con un Demiro Pozzebon in più, e come i rossazzurri hanno scalato posizioni in classifica in un colpo solo potrebbero essere punto e a capo. Soprattutto per ambire ad un abbinamento playoff quanto più agevole possibile, è bene finire in altissima classifica.

Tornando alla partita, questo Catania non è bello ed in effetti non lo è mai stato davvero ma questi tre punti sono pesanti come mattoni e preziosi come lingotti d’oro, perché immettono fiducia nei propri mezzi e aumenta la convinzione di essere una buona squadra che può disputare un grande girone di ritorno. La qualità c’è, la tecnica anche, la retroguardia regge, l’attacco sembra girare bene anche con Di Grazia, che ringrazia sicuramente il nuovo modulo che gli fornisce più spazi avendo sicuramente più possibilità di giocare sia da titolare e sia da subentrato. Spazio a Giovanni Marchese, che mostra la sua esperienza in campo e torna a segnare al Massimino alla sua prima apparizione da nuovo rossazzurro. Un momento sicuramente emozionante per il calciatore nisseno. Piccola parentesi anche su Baldanzeddu: per lui si prevede uno stop non di poco conto dopo essersi infortunato nella ripresa, con un risentimento al ginocchio. L’ex Venezia dovrebbe ancora trovare la migliore condizione e dialogare meglio con i compagni: l’impegno non manca, è troppo istintivo e spesso impacciato quando attacca. 

Il modulo non convince ancora a pieno, c’è qualcosina da sistemare in mezzo al campo perché alle porte c’è il match con il Matera da non fallire davanti ai propri tifosi e, con tutto il rispetto per la Reggina, i lucani hanno qualcosa in più in tutti i reparti rispetto agli avversari di ieri. Vero anche che il campo non era in condizioni eccezionali, tutt’altro, però la bravura nel sfruttare i momenti buoni si vede in qualsiasi situazione, anche in quelle avverse. Qui il Catania ha vinto, ha fatto la differenza.

Perché a volte vincere con bel gioco non conta, specie in Lega Pro. In terza serie, a prescindere di come arrivino i tre punti, vincere è proprio l’unica cosa che conta.

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Gabriele Paratore



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