Calcio

Il Catania e il ‘problema del gol’: evitare che le rose siano già sbocciate

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18 ott 2016 - 09:22

CATANIA - Sono già passati due giorni dal pareggio di Melfi che ha lasciato molti punti interrogativi in casa Catania per come la squadra rossazzurra è ritornata in Sicilia dopo la trasferta in Basilicata. 

Proprio ieri vi parlavamo di un necessario cambio di mentalità, vi davamo qualche numero del Catania stile trasferta e approfondivamo le prestazioni decisamente poco corpose e la mancanza di continuità: oggi vogliamo focalizzarci in particolar modo su una parte d’organico che funziona poco e nulla, ovvero l’attacco.

È un tema centrale di qualsiasi partita di calcio, proprio perché se non segni un gol in più dell’avversario non vinci, e il Catania in rosa ha ben 10 attaccanti, tra cui due trequartisti (Russotto e Mazzarani): oltre loro, però, ci sono le mezz’ale Di Grazia, Barisic, Piscitella e Fornito accompagnate dai centravanti Calil, Paolucci, Anastasi e Sibili, ultimo arrivato e fresco di presentazione.

Partiamo da dati di fatto: 9 goal fatti dal Catania in 9 giornate, in media esattamente un goal a partita che ha portato ad un’altra media, quella relativa ai punti, che tocca quota 1,66 per ogni match, finora. Otto goal sono stati realizzati dagli attaccanti, il nono da Di Cecco. Ecco lo score realizzativo dei calciatori rossazzurri con tanto di minutaggio: 

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In particolare, Paolucci è stato il bomber per eccellenza durante il ritiro etneo ma ha realizzato soltanto il momentaneo 2-1 alla prima giornata contro la Juve Stabia. Si è fermato all’esordio interno contro le Vespe anche Calil, autore dell’1-1. Entrambi poi, rispettivamente primo e terzo per minuti giocati, non hanno inanellato nel complesso delle prestazioni positive e convincenti. In mezzo a loro due Andrea Russotto, calciatore totalmente diverso da quello dello scorso anno: il suo è diventato un gioco svogliato, senza idee e senza tocchi di classe. A Melfi lo salva soltanto l’assist, il primo tra l’altro della stagione, che ha portato al gran gol di Barisic e che ha salvato il Catania da una clamorosa sconfitta. Poi Andrea Di Grazia, giocatore che si sta giocando le sue carte e anche bene andando a segno per ben tre volte nel derby contro il Messina dimostrando però anche nelle altre partite una certa qualità nei passaggi e nel dribbling. Scendiamo ancora e troviamo Giuseppe Fornito, autore di un bel gol contro il Fondi (poi valso a nulla) che ultimamente si è un po’ perso dopo delle discrete prestazioni. Via via Barisic, Piscitella, Anastasi, Mazzarani e Sibili.

Il Catania ha tirato 44 volte in porta, il maggior numero di tiri si è raggiunto proprio con la gara contro il Melfi (12), la peggiore è stata quella di Matera (0). Sono un po’ pochi visto il bagaglio tecnico del parco attaccanti etneo, ma tralasciando questo la palla è finita dentro soltanto 9 volte, vale a dire quasi una volta ogni 5 tiri.

Le difese avversarie si chiudono e soltanto chi pensa di giocare a viso aperto con il Catania, come fecero Juve Stabia prima e Messina poi, rischia e perde la partita. Quindi, in sostanza, o si vince con 3 gol a partita o si pareggia, o meglio, non si segna.

A quando le giocate di Russotto e i gol di Paolucci e Calil? Sono loro i tre da cui ci si aspetta qualcosa in più e non è un caso che siano i tre che hanno giocato più di tutti in attacco. Di Grazia, Barisic e altri possono sostenerli, ma il fulcro dell’attacco sono loro.

Forse ci sbagliamo, forse Rigoli dovrebbe incentrare l’attacco su un Andrea in stato ‘Di Grazia’ proprio perché è il calciatore più in forma del Catania. Dare spazio a lui, così come sta facendo, aspettare Mazzarani e dargli una maglia da titolare, dare una chance in più a Barisic. Come potete notare, le soluzioni ci sono e il tecnico rossazzurro ha anche cambiato diverse volte, alcune per scelta tecnica e altre per necessità, gli schemi dell’attacco. Non c’è stato però nulla da fare.

Bisogna avere pazienza? Probabilmente no.

Bisogna servire palloni più ‘appetibili’? Forse.

C’è la necessita di segnare? Assolutamente sì, perché serve a vincere. 

Ed il Catania ne ha fortemente bisogno: deve ritrovare se stesso e deve farlo avendo un supporto importante là davanti. Per Di Grazia può valere il detto ‘se son rose, fioriranno’, per gente come Paolucci o Calil, però, è meglio evitare che il fiore sia già sbocciato. 

Gabriele Paratore



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