Calcio

Catania, il gioco passa dal Massimino?

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25 ott 2016 - 09:25

CATANIA - Il Calcio Catania ha un rapporto particolare con il suo stadio, l’Angelo Massimino o più comunemente chiamato “Cibali“: è sempre stato il mezzo con cui i rossazzurri hanno raggiunto traguardi importantissimi in qualunque categoria, specie in Serie A, dimostrando da sempre una fragilità esterna ma anche una mostruosa identità casalinga che incuteva quasi paura persino alle grandi che, almeno una volta a testa, sono uscite sconfitte da Catania.

Facciamo questa premessa perché il Massimino è il fulcro centrale del Catania, specialmente in questa stagione: i dati parlano chiaro, tutte e tre le vittorie sono state fra le mura amiche, degli undici gol realizzati ben nove sono stati siglati sotto le Curve Nord/Sud. La classifica dice soltanto 8 punti, ma solo 9 sarebbero stati conquistati con le tre vittorie ai danni di Juve Stabia, Messina e Lecce, si salirebbe a 10 contando il pari interno con il Fondi. Tre avversari sicuramente d’alto livello, tra cui anche un derby non certo di poco conto: la particolarità che ha accomunato campani, siciliani e pugliesi è stata quella di venire al Cibali giocando a viso aperto.

Ne parlavamo un paio di giorni fa: chi cerca di fare la partita, a Catania esce dallo stadio con 0 punti. Teoricamente sarebbe giusto fare così, evitando un palese e noioso (ma alle lunghe risultato efficace) catenaccio. Gli esempi più eclatanti sono Fondi e Akragas, uniche due squadre che hanno deciso di contenere i rossazzurri per poi ripartire e colpire in contropiede. La storia del Massimino continua a ripetersi, accade dal 4 giugno 1961, quando Sandro Ciotti disse “Clamoroso al Cibali” in seguito al 2-0 del Catania all’Inter di Helenio Herrera. 

Sono passati più di 50 anni, il Catania però è riuscito a dare al Massimino un’armonia tra tifosi, città e gioco unica ed inimitabile, paragonabile a nessuna e superiore ad altre. Qual è, però, la differenza del Catania versione Cibali e del Catania versione trasferta?

Ce lo siamo chiesti e la risposta è: nessuna, al momento. Il Catania è una squadra pragmatica, non sicuramente bella da vedere ma che cerca di concretizzare le occasioni. Contro il Lecce si è vista l’importanza dell’unione di gruppo, del gioco di squadra, del sacrificio, non può però esser detto che gli etnei abbiano fatto ‘il partitone della domenica’. Ci vuole un po’ di gioco sporco in queste partite, ecco perché Pino Rigoli ha scelto Di Cecco come terzino: Torromino andava falciato da un centrocampista, qualcuno che prende i palloni e li scarica in mezzo, qualcuno che ha l’iniziativa di giocare una partita splendidamente rude. L’ex Lanciano ci è riuscito benissimo.

Chiusa la parentesi, torniamo al gioco: salvo la sfida di Matera, dove il Catania è stato surclassato dai padroni di casa ma ne è uscito indenne, i rossazzurri cercano di giocare un primo tempo tattico, ben studiato, limitando i danni. L’inizio della ripresa è sempre positivo, pieno di corsa e con un maggior pressing che a volte ha pagato abbindolando gli avversari, altre volte no. E quando questo sprint non è andato a buon fine, il Catania soffre negli ultimi minuti, come se staccasse per un po’ la spina.

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Riflettendoci un attimo, il Catania ha perso alcuni punti per strada ma le squadre di un certo calibro le ha fermate: Juve Stabia, Matera, Lecce, ha perso il derby contro l’Akragas per sorte avversa ma ha vinto quello contro il Messina. Sarebbero 15 punti, con una sola sconfitta, insieme con Lecce, Foggia e Matera è la squadra meno battuta del campionato, non ha mai perso in trasferta ma è anche la squadra che ha pareggiato di più (assieme all’Akragas), senza contare che ha la seconda miglior difesa dell’intera Lega Pro, al pari con l’Alessandria nel girone A. Sull’attacco si può decisamente lavorare, perché il parco attaccanti è abbastanza ampio e valido,

I ‘rimpianti‘, se ci è concesso parlarne già da adesso, sono le partite di Reggio Calabria, sfida in cui il Catania non è riuscito a chiudere sullo 0-2 subendo il gol del pari, e quella contro il Fondi, occasione persa per avere altri due punti in più che sarebbero stati preziosissimi. È un gioco che forse non premia quanto ci si aspetta, ma che è vicino alla sua fisionomia ideale e definita, anche perché la squadra titolare si sta delineando sempre più: Bucolo davanti alla difesa affiancato da Biagianti e Di Cecco (che come terzino non è dispiaciuto per niente e potrebbe ricoprire quel ruolo quando serve), Di Grazia sulla fascia, Gil-Bergamelli la coppia difensiva in attesa del recupero di Bastrini (anche se il brasiliano si sta giocando le sue carte e cresce di partita in partita). Gli unici dilemmi riguardano la fascia destra, dove Nava non convince a pieno, e soprattutto la punta centrale e l’altro esterno d’attacco: Calil o Paolucci? Russotto o Barisic? Poi, per la porta, inutile ribadire che Pisseri non si tocca. 

Inutile però ricordare, i rossazzurri non ne hanno il tempo: bisogna guardare avanti, lasciarsi tutto alle spalle per lottare e salire. Salire sempre più in alto, a cominciare da domenica prossima: sfida alla Paganese, non certo nella forma migliore. Il Catania non può perdere l’appuntamento con la seconda vittoria consecutiva in campionato ed il “clean sheet” casalingo, la possibilità di non prendere gol ancora una volta. La possibilità c’è, è concreta, non si può sbagliare: non stavolta. Con un Massimino in più.

Gabriele Paratore



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