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Catania, dov’è finito l’orgoglio? I tifosi non meritano tutto questo

© Newsicilia - I giocatori del Catania Escalante, Monzon, Martinho, Gyomber e Frison.
© Newsicilia - I giocatori del Catania Escalante, Monzon, Martinho, Gyomber e Frison.
20 ott 2014 - 15:00

CATANIA - Ancora un risultato dal retrogusto amaro. Mister Sannino indica, urla, entrerebbe persino in campo per trasmettere rabbia e cattiveria agonistica ad un Catania mummificato. Ma non basta. La squadra non lo segue, anzi è bene specificare che non tutti lo seguono. Si salvano in pochi da questa barca sempre più alla deriva. I tanti infortuni non bastano, da soli, a giustificare il disastro rossoazzurro dopo nove giornate di campionato. Sannino cerca d’inculcare lo spirito giusto, di lavorare per acquisire una precisa identità, ma i risultati sul rettangolo di gioco non sono quelli auspicati. La classifica è deficitaria e tutt’altro che in linea con gli obiettivi prefissati.

Gli addetti ai lavori segnalavano il Catania come la principale favorita al salto di categoria e c’è ancora qualcuno che continua a sostenerlo malgrado la realtà dei fatti suggerisca il contrario. Ma queste sono soltanto parole, i fatti dicono che se i rossoazzurri stazionano nei bassifondi della classifica non c’è da stupirsi. Basta ripercorrere brevemente il cammino del Catania per rendersene conto. All’esordio casalingo con il Lanciano una scriteriata disposizione difensiva dà vita al festival degli orrori: a pesare come un macigno l’erroraccio in pieno recupero di Spolli che permette a Cerri di regalare agli abruzzesi il 3-3.

A Vercelli, invece, pur non entusiasmando il Catania si ritrova in vantaggio al termine del primo tempo ed in superiorità numerica. Dopo l’intervallo ha la possibilità di chiudere il match ma, colpevolmente, si rinchiude in difesa rimediando una clamorosa sconfitta e concludendo la partita in dieci per la scellerata espulsione di Sauro. A Perugia i rossoazzurri fanno soltanto il solletico alla compagine umbra, subendo nei minuti finali l’1-0 firmato Falcinelli. Catania-Modena, gara dell’esordio di Sannino sulla panchina etnea, con poche luci e molte ombre che portano ad un inutile 0-0. Sul campo del Crotone, invece, dopo il vantaggio di Calaiò il Catania prova a chiudere l’incontro non riuscendo nell’intento, per poi beccare negli istanti finali il pareggio su calcio di rigore ingenuamente concesso.

Il 28 settembre arriva la prima vittoria stagionale piegando uno sfortunato Pescara. Successo illusorio, come confermano le successive prestazioni sfornate a Frosinone ed al cospetto di Bari e Spezia. Fin qui pallidi segnali di risveglio alternati a momenti di sonno profondo hanno contribuito ad inibire una formazione che appare adesso in caduta libera. La stessa squadra che avrebbe dovuto dominare il torneo cadetto sta dimostrando di meritare la zona retrocessione. C’è uno stato di impasse, un atteggiamento complessivamente troppo rinunciatario e timoroso, poco carattere e un orgoglio mal riposto.

A farne le spese quei tanti tifosi che hanno rinnovato la propria “fede” verso i colori rossoazzurri sottoscrivendo in massa l’abbonamento. È ancora possibile recuperare il terreno perduto, ma continuando su questa strada si va davvero dritti in Lega Pro. La sensazione ricavata è che diversi componenti dell’organico rossoazzurro dovranno fare le valigie a gennaio trovando nuovi stimoli altrove. Il Catania, invece, dovrà assicurarsi di reperire sul mercato calciatori funzionali al progetto tecnico-tattico e adeguati al contesto etneo. Nel frattempo occorrerà raccogliere più punti possibili per risalire la classifica e fare ricredere una tifoseria legittimamente delusa e mortificata.

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Livio Giannotta



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