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Catania, chiamiamolo “conflitto interiore”: meglio scoprirsi o organizzarsi?

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7 nov 2016 - 07:31

CATANIA – Il punto ci sta? È davvero utile? Oppure è l’ennesima delusione?

Tutti i tifosi rossazzurri si chiedono questo: a Foggia, dopo lo 0-0, il punto è tutt’altro che “compatito”.

Il pareggio dello “Zaccheria” è stato frutto di un’organizzazione totale degli etnei che, bisogna dirlo, sono stati meno pericolosi rispetto al Foggia che ha sbattuto più volte sul muro sorretto principalmente da Bergamelli e Pisseri (che si conferma bestia nera dei satanelli). Le occasioni più importanti sono state al primo minuto con un colpo di testa insidioso di Paolucci e poi il gol fantasma di Fornito che, senza la goal line technology, è difficile da convalidare. Un colpo da biliardo che sarebbe potuto finire negli almanacchi della storia rossazzurra: sì, perché forse la partita di ieri il Catania poteva anche portarla a casa.

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I numeri parlano chiaro: in trasferta gli uomini di Rigoli non hanno mai vinto ma nemmeno mai perso, è una delle squadre che in tutta la Lega Pro ha preso meno gol in trasferta (appena 2) ma è una di quelle che ha segnato di meno (anche qui, 2 reti). La difesa, però, funziona: sempre 7 i gol subiti, una delle migliori difese con Pisa e Viterbese nei massimi tornei professionistici in Italia. Sono dati che fanno riflettere in un Catania con una retroguardia sempre sull’attenti ma un attacco prettamente sterile.

Si giocava a Foggia, in un campo molto complicato anche se quanto visto sul rettangolo verde è stato altro, con un undici ancora da definire al 100%. Eppure i rossazzurri sono riusciti a “contenere il diavolo” imprigionandolo ed evitando che sprigionasse la furia. Analizzando la partita di ogni giocatore, possiamo dire che Pisseri ha fatto il dovuto per tenere a galla il risultato, Di Cecco e Djordjevic hanno tenuto discretamente bene ma ci hanno pensato Gil e Bergamelli, quasi impeccabili, a fermare tutto. Bucolo in cabina di regia riesce a manovrare l’azione in compagnia di capitan Biagianti che è l’anima della squadra. Fornito, dopo la brutta prestazione di Messina, gioca una partita di sacrificio sfiorando anche un eurogol, in attacco Paolucci fa salire tantissimo la squadra facendo un lavoro più di pressing e protezione della palla evitando una posizione da centravanti puro (anche perché da quelle parti non sono arrivati così tanti palloni), Di Grazia e Mazzarani contribuiscono al lavoro portato avanti da Paolucci e provano più volte la giocata. Sottotono, se così possiamo dire, chi è subentrato: Parisi, Bastrini e Anastasi. C’è da ricordare però che hanno avuto poco tempo, ad eccezione del primo, per giocare la loro partita.

Rigoli è riuscito a comporre una squadra che ha giocato alla pari del Foggia per 70′, poi le energie sono venute a mancare e i padroni di casa hanno spinto di più: il gol del vantaggio, però, non lo hanno trovato. È 0-0, un pareggio a reti bianche, ma come ha evidenziato il mister degli etnei “con le prime della classe si è sempre andati a punti“. Senza la penalizzazione. il Catania sarebbe al quarto posto con 19 punti e magari questo punticino sarebbe stato accolto in maniera differente con una classifica più “sorridente”.

Il condizionale è però un tempo che non si può più utilizzare: queste famose certezze di cui il Catania ha bisogno stanno pian piano arrivando? Per i calciatori etnei sì, poiché come affermano in coro Mazzarani, Pisseri e Bucolo “è un buon punto conquistato su un campo difficile, ci stiamo calando nella mentalità della Lega Pro” e non guasterebbe mica, anzi.

Catania che adesso è ancora a metà della classifica con 12 punti, sempre a -2 dal decimo posto che vale i playoff ma a -1 dai playout. Sembra riuscire a trovare la propria identità la squadra di Rigoli ma c’è da lavorare ancora sulla cattiveria della squadra e su un gioco che deve migliorare.

Conflitto interiore lo potremmo definire: tra sì e forse, il Catania cerca di crescere ma per farlo questi “ma, però” che abbiamo utilizzato anche noi fin troppo spesso sono da censurare dal vocabolario etneo. Scoprirsi o organizzarsi? Compostezza o rudezza? Tutto dipende dall’avversario, o forse no.

In cerca di un’identità, si prova a crescere. Lo fanno Gil, Bucolo e Di Grazia, lo sono già Bergamelli, Pisseri e Di Cecco, ne dà esempio Biagianti. Testa bassa, continuare a pedalare: la striscia di risultati positiva in campionato non si interrompe e il Massimino, domenica prossima contro il Catanzaro, dovrà essere più incisivo che mai.

Le battaglie sono difficili da vincere, specie quelle interiori: ci vuole forza, carattere e l’aiutino, in questo caso, da casa che si chiama proprio “Angelo Massimino”. Il pari di Foggia è la dimostrazione che questo Catania è vivo e che ha le carte in regola per giocarsela. Bisogna trovare il ritmo e la mentalità da squadra di Lega Pro poiché se si parte con un tacco 12 e si prova a correre, prima o poi si cade faccia a terra. Se, invece, si utilizzano delle scarpe da ginnastica comode e praticabili, allora si può correre.

Ed è quello che il Catania può fare. Che deve fare.

(foto azione Fornito: screenshot highlights Sportube)

Gabriele Paratore



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