Cinema

Sciacca Film Fest, “Non c’è campo” di Manfredi Russo in finale: l’intervista

NON C'E' CAMPO - Manfredi Russo e Benedetto Raneli
22 ago 2016 - 09:00

PALERMO – È entrata nel vivo la IX edizione dello Sciacca Film Fest, competizione cinematografica che si svolge dal 17 al 28 agosto nella città delle Terme e vede ogni anno confrontarsi centinaia di appassionati provenienti da varie parti del mondo. Tra le varie opere arrivate in finale, “Non c’è campo” cortometraggio della durata di 20 minuti, la cui proiezione è prevista giovedì 25 agosto alle ore 18:00 presso la “sala dell’albero”.

Il corto, di e con Manfredi Russo, giovane attore e regista palermitano che abbiamo raggiunto al telefono, illustra uno scenario apocalittico – anno 2020 – ambientato in parte all’interno della città del Vaticano, in parte nel bel mezzo di una veglia funebre che si rivela l’occasione per far emergere il cinismo più sfrenato dei parenti del defunto che a tutto pensano fuorché a vegliarlo: improvvisamente un blackout fa sprofondare l’umanità nel buio isolando inoltre le linee telefoniche e generando il caos. Russo, che interpreta il ruolo del segretario del Pontefice, interpretato da un magistrale Benedetto Raneli, cerca allora col Santo Padre rifugio nella preghiera sperando nell’indulgenza divina che redima l’umanità dal buio spirituale e privo di valori in cui sembra essere precipitata.

Non c’è campo, uscito recentemente nelle sale è arrivato in finale allo Sciacca Film Fest: cosa ti aspetti da questa esperienza in terra saccense? 

Mi aspetto di crescere professionalmente e di potermi confrontare con altre realtà cinematografiche e sociali che possano portare qualcosa di produttivo nel lavoro ma soprattutto nella vita“. 

Ora Sciacca, prossimamente Venezia, l’anno scorso lo ricordiamo, unico siciliano vincitore a Todi, senza contare i vari riconoscimenti ottenuti coi precedenti cortometraggi in giro per il mondo. Come ti fanno sentire tutti questi successi, come attore e regista ma soprattutto come palermitano? 

È un motivo di orgoglio per una terra martoriata che spesso raccoglie meno di quanto dovrebbe e potrebbe, per cui se nel mio piccolo posso farmi portavoce di una voce comune, lo faccio ben volentieri”.

Dicevamo, Palermo. Recentemente il sindaco l’ha definita una città eccitante. Ma per te che ci vivi, è davvero così?

“Mi piacerebbe che le parole del nostro sindaco fossero pienamente veritiere. In realtà diciamo che sotto alcuni aspetti lo sono perché se pensiamo al patrimonio artistico e culturale che questa città possiede, è un tesoro che altri Paesi nel resto del mondo possono solo sognare. Però poi di fatto, tutto quello che abbiamo di storico, di culturale e sociale, non viene coltivato né preservato finendo ahinoi col disperdersi molto spesso. Quindi possiamo dire che le sue parole sono vere in parte. Io mi sento di difendere questa città non da turista di passaggio che vede soltanto le zone “illuminate” o i prati più belli, ma come cittadino che vive questa città in tutti gli angoli e in quanto tale mi accorgo che, spesso, tante cose non vanno e ce ne rammarichiamo”.

Se potessi usufruire della macchina del tempo e richiamare due tuoi miti del cinema per lavorare con loro, un uomo e una donna: chi sceglieresti?

“Questa è una domanda che mi mette seriamente in difficoltà. Ci sono veramente tanti, tanti grandi del cinema del passato e anche qualcuno contemporaneo, con cui sarebbe veramente un orgoglio e un onore lavorare. Dicendo un nome piuttosto che un altro però finirei col “discriminare” in qualche maniera tutti gli altri che non ho nominato.  Ci sono veramente tanti nomi illustri con cui sogno quando mi addormento, di battere un ciak, scambiare una battuta, con cui scambiare anche semplicemente un sorriso o prendere un caffè. Diciamo che i grandi a cui io mi ispiro sono quelli che fanno parte della stagione del neorealismo italiano, che hanno dato i fasti più luminosi al nostro cinema e che oggi purtroppo fanno sentire la loro mancanza quando ci ritroviamo davanti a prodotti di livello basso. Quindi potrei parlare di Gassman piuttosto che di Mastroianni, di Alberto Sordi o Vittorio De Sica… questi sono per me i grandi. Ma dirne soltanto uno mi imporrebbe una scelta coatta che non riesco a fare. Sicuramente i riferimenti femminili che mi fanno ancora oggi sognare quando vedo un film sono la signora Vitti e la signora Magnani”.

 

Teresa Calabria

Redazione NewSicilia



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