Teatro

“San Giovanni Decullatu” arriva allo Stabile di Nicolosi

Martoglio
10 apr 2015 - 12:00

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NICOLOSI - Nino Martoglio (Belpasso 1870 – Catania 1921). Pagine intere occorrerebbero solo per accennare alla poliedricità della sua arte. Il poeta siciliano più amato e più letto del ‘900.

Scrittore, giornalista, autore teatrale, direttore di compagnie, scopritore di talenti della scena come Giovanni Grasso, Angelo Musco, Virginia Balistreri. Dimostrò anche di avere le idee chiare sul futuro del mezzo cinematografico.

Fu, infatti, direttore artistico della “Cines”, costituendo poi la “Morgana Film” che darà alla storia del cinema il primo capolavoro verista assoluto: “Sperduti nel buio”.

Scomparve, purtroppo, immaturamente, a soli 50 anni, precipitando nel vano di un ascensore in costruzione all’Ospedale Vittorio Emanuele di Catania.

“San Giuvanni Decullatu” è uno dei suoi capolavori; cavallo di battaglia di grandissimi attori quali Angelo Musco e Totò. La commedia contiene tutti gli ingredienti tipici dei testi comici; lo stesso Martoglio parla di “scene giocose” per definire la tipologia dell’opera teatrale.

Vi troviamo, infatti, l’esasperato battibecco fra marito e moglie, le popolane sanguigne sempre pronte alla lite, la storia d’amore fra i giovani di ceto diverso con classica “fuitina”, il promesso fidanzato che diventa furioso per il venir meno della parola data, ecc.; tutti elementi che concorrono a creare un’azione scenica ricca di trovate esilaranti sostenute da un linguaggio siciliano che si avvale, come spesso in Martoglio, della storpiatura della parola, ma che oggi può costituire un valido strumento per il recupero del grande patrimonio culturale rappresentato dal nostro dialetto che, specie in questi tempi di omologazione linguistica, spesso “in pejus”, può farci riappropriare di questo dimenticato bagaglio d’eredità lasciatoci dalle passate generazioni.

Gli “artigiani” del teatro, sono messi a dura prova dai caratteri dei personaggi martogliani, ma, in fondo, è sempre un vero piacere assecondare tutte le loro stramberie o capire i loro sentimenti, anche se oggi, forse, un po’ lontani dalla società.

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Redazione NewSicilia



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