Operetta

Nostra intervista ad Umberto Scida, principe dell’operetta italiana

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15 nov 2014 - 16:53

PALERMO – Collaborazioni di elevatissimo livello con Luciano Pavarotti, Michael Greif, Fabrizio Angelini, Skin degli Skunk Anansie. Cantante, attore e regista, Umberto Scida è figlio del ritmo. La sua formazione artistica inizia alla “Bernstein School of Musical Theater” di Bologna e continua alla “Guildhall School of Music and Drama” di Londra, dove si perfeziona in Jazz Singing e Musical Performing.

Si esibisce in concerti e spettacoli nei più importanti teatri italiani, del Giappone, di Spagna, Francia e Brasile, e in istituti italiani di Cultura in Argentina ed Uruguay. L’abbiamo incontrato qualche ora prima della messa in scena di “Ballo al Savoy” , musica di Paul Abraham, libretto di Alfred Grünwald e Fritz Löhner-Beda, nell’elegante contesto del Teatro Al Massimo di Palermo. Scida, che ne è interprete e regista è affiancato dalla talentuosa Elena D’Angelo, assieme coppia d’oro dell’operetta in Italia. “Ballo al Savoy”, in scena fino al 23 novembre, è prodotta dal Teatro al Massimo, realtà privata teatrale tradizionalmente con la maggiore affluenza di pubblico in Sicilia, con la direzione artistica di Aldo Morgante e la direzione organizzativa di Maria Teresa Augugliaro.

Ballo al Savoy è poco conosciuto. Ciò che vedremo quanto è somigliante al testo originale?

È un aggiustamento dell’originale, fedele all’originale. Non è una rivisitazione libera. Tutti gli spettacoli al giorno d’oggi vanno ridotti. Un lavoro necessario specialmente per le operette tutte nate tra fine Ottocento e gli anni ‘30. Questa infatti è del 1932. Come succede per tutti gli spettacoli nati un secolo fa, con un copione molto lungo, perché prevedevano tanti personaggi in più, tante musiche in più, e che duravano tre ore e mezza, quattro ore, bisogna quasi dimezzarli. Apportare dei tagli al testo originale è necessario. E questo interpella l’onesta di chi fa questi tagli nel non “stuprare”. Alle volte ci sono dei veri tagli da macellaio. Ho scelto di ridurre senza apportare modifiche all’essenzialità della vicenda. Paul Abraham ha voluto, quando ha scritto questa operetta, dichiaratamente strizzare l’occhio alla commedia musicale di Bordway. In “Ballo al Savoy” c’è del charleston, c’è dello swing, c’è del tip-tap, c’è della danza. Ecco perché ho voluto accentuare questa parte, qualcosa che già esisteva, il che mi ha consentito di modernizzare. Questa è un operetta nata nella intenzione di Abraham come una rivista, con una serie di quadri e di numeri musicali legati tra loro da una storia. Scene con i loro costumi e musiche, ognuna con la sua connotazione: la musica orientale per il quadro del turco; il quadro dell’americana, la mia partner Elena D’Angelo arrivata dall’America, porta lo swing, il tip-tap, porta il charleston. C’è il quadro del tango del personaggio argentino, ed il flamenco. Ci sono 160 costumi, “La vedova allegra“, già di per se meravigliosa, aveva 90 costumi con lo stesso cast”.

Il rapporto artistico con Elena D’Angelo è di vecchia data e floridissimo…

Ci conosciamo da 16 anni e lavoriamo insieme nell’operetta dal ’99. Siamo affiatatissimi. Non facciamo soltanto l’operetta, io lavoro nel musical, lavoro nello swing, come cantante, lei è anche nella lirica. Ci troviamo insieme anche in concerti, quindi ci conosciamo artisticamente veramente a fondo. Questo ci permette di affrontare repertori differenti all’interno della stessa operetta. Spaziando da ‘Cin Ci La’, che è la classica operetta italiana degli anni ‘20, al ‘Ballo al Savoy‘, che è più una commedia musicale, più vicina al musical“.

Come nasce la collaborazione con il Teatro al Massimo?

Con Aldo Morgante ci conosciamo dal 2006, quando io ed Elena venivamo al Teatro con la Compagnia Italiana delle Operette come attori principali. Nel frattempo è nata una profonda e reciproca stima. Fino a quando mi ha chiesto dapprima di operare gli allestimenti delle operette, adesso per la regia. Morgante è molto esigente, ma lo è perché estremamente competente. Lavorare per lui è davvero stimolante perché sei obbligato ad essere sempre pronto”.

Tra gli altri grandi ha lavorato anche col Maestro Pavarotti.

Ho partecipato a ‘Rent‘, musical pop rock che Pavarotti ha prodotto con Nicoletta Mantovani. Il cast di quindici persone è stato il risultato di un anno mezzo di audizioni cui si sono presentate quattromila persone. Lo spettacolo è durato due anni. Il maestro Pavarotti era una persona veramente squisita, molto semplice, molto alla mano come quando si tratta di personaggi di questo calibro, che in realtà sono persone davvero positivamente normali”.

E stasera?

Ballo al Savoy è veramente uno spettacolo particolare, Aldo Morgante realizza produzioni belle, serie, bei cast, bei costumi, belle musiche, belle scenografie. Non è un titolo conosciuto come la ‘Vedova Allegra’. In Italia si tende ad essere scettici ed a trascurare uno spettacolo di cui non si conosce il titolo. Ma non rischiare può far perdere tante cose belle, non venendo a vedere ‘Ballo al Savoy’, si perde davvero molto“.

Paolo Massimiliano Paterna

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Redazione NewSicilia



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