Teatro

La “Maschera Scarlatta di Palermo”, performance e provocazione

bologna
17 apr 2015 - 16:25

PALERMO – Si svolgerà nell’intera giornata di domenica 19 aprile al Vicolo delle meraviglie (scalinata di Sant’Isidoro alla Guilla a Palermo), la performance “La Maschera Scarlatta di Palermo – Azione artistica di disobbedienza urbana” ideata da Antonio Nicolò Zito (nome d’arte Frillo) e curata da Sasvati Santamaria. All’iniziativa, che partirà alle 11.00 per concludersi alle 18.30, parteciperanno fotografi, performer, e scrittori.

Antonio Nicolò Zito, particolarmente attento idealmente e nella sua pratica artistica al concetto del riciclo, a febbraio di quest’anno, aveva applicato delle maschere sulle statue del Genio di Palermo, simbolo dell’anima e delle contraddizioni della città. “Ho scelto di continuare l’iniziativa – dice Frillo – con un’attività corale in un vicolo bistrattato per simboleggiare che il riciclo e la valorizzazione devono riguardare anche luoghi, idee e capacità. Spero di coinvolgere davvero la cittadinanza e non solo i soliti che già sono attenti e vicini alla tematica. Un vicolo che diventa teatro aperto per non relegare l’arte e la partecipazione a luoghi specifici”.

Una performance lunga un giorno per riappropriarsi dello spazio urbano. Un’azione di disobbedienza per smascherare Palermo, per guardare con consapevolezza alle maschere che si porta addosso ormai da troppi anni. Seguendo il filo della precedente azione sul Genio di Palermo l’artista esprimerà il suo disappunto e la sua voglia di far rinascere questa città.

Le maschere saranno interpretate dall’autore, dalle performer, dai fotografi e dagli scrittori, coinvolgendo l’osservatore, offrendo un nuovo punto di vista. Utilizzando come input il racconto “La maschera della morte rossa” di E. A. Poe, l’artista porta alla luce il concetto di caducità legato ad un processo di ”dramma sociale” che l’ambiente urbano in cui egli vive trasmette. La maschera diviene un elemento di un gioco iconoclasta per sottolineare delle emergenze sociali e urbane. Come le stanze del castello nel racconto, le maschere diventano sette per evidenziare delle criticità sociali e culturali: la religione, la mafia, la munnizza, la giustizia, l’immigrazione, la nobiltà. L’ultima è la maschera scarlatta, che mette in scena la morte, che nella sua essenza non rappresenta un punto di fine ma un punto di partenza.

Davide Bologna

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Redazione NewSicilia



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