Cinema

Manfredi Russo si racconta: “Lavorare col maestro Crociani è stato un onore”

Manfredi Russo e Raimondo Crociani
30 ago 2016 - 15:34

PALERMO – Non nasconde la propria gioia Manfredi Russo, attore e regista palermitano che nella serata conclusiva della nona edizione dello Sciacca Film Fest appena concluso ha portato a casa il “premio del pubblico” per il suo cortometraggio “Non c’è campo”, oltre alla “menzione speciale” per l’Instant movie, realizzato in sole 72 ore, dal titolo “L’arciprete“, corto della durata di 12 minuti, ispirato a “I nuovi mostri” del grande regista Ettore Scola, recentemente scomparso.

Realizzare un cortometraggio in sole 72 ore non è un’impresa facile. Quest’anno però ad aiutarti hai avuto qualcuno di veramente speciale.

Verissimo. Ho avuto il grande onore e privilegio di avere accanto a me il maestro Raimondo Crociani, che ha affiancato da sempre un mostro sacro del cinema, il regista Ettore Scola, lavorando al suo fianco fino all’ultimo. Il fatto che il maestro Crociani mi abbia aiutato proprio nel progetto dedicato a Scola non può che riempirmi il cuore di gioia. Crociani, che ringrazio tantissimo, non si è limitato poi soltanto ad offrirmi il suo grande supporto aiutandomi nel montaggio de ‘L’Arciprete’. Durante i tre giorni in cui abbiamo lavorato all’instant movie infatti, ogni giorno era contornato da un racconto di vita vissuta: sui suoi inizi di carriera, sulla vita fuori dal set di grandi figure cinematografiche che lui ha conosciuto e con i quali ha avuto la fortuna di lavorare. Per me che li adoro, sentire com’erano Sordi, Gassman, la Vitti e la Magnani, sul set e fuori dal set è stata una vera e propria occasione di crescita e formazione, oserei dire migliore della semplice teoria che possiamo trovare scritta sui libri. Debbo fare a questo punto un ringraziamento doveroso ai numerosi attori professionisti che hanno preso parte all’Arciprete: Nicola Puleo, Gianfranco Barbagallo, che si è fatto il viaggio solo per me da Catania, Gianfranco Vecchio, Carmela Vella e il caratterista Aurelio Licata. Il premio è anche loro“.

Parliamo de “L’Arciprete”: qual è la storia che si cela dietro?

Un prete, interpretato dall’attore catanese Gianfranco Barbagallo, si reca per impartire la benedizione, in una casa in cui vive una famiglia per cosi dire ‘allargata’ composta da una donna anziana, senza figli, che ospita il padre anziano, la sorella col marito e i loro quattro figli. Ma entrando nelle varie stanze, il sacerdote troverà diverse realtà sociali che non fanno che evidenziare la disunione del nucleo familiare, che vede i propri componenti distaccati perfino nel momento secondo me più sacro, ovvero quello della condivisione del pasto, che dovrebbe essere l’occasione per confrontarsi e condividere il quotidiano. Nel film invece, vediamo che ognuno mangia in una stanza diversa. Il colpo di scena finale, che non svelo per non rovinare la sorpresa, evidenzierà l’ipocrisia sociale che ci circonda“.

Guarda caso, ne “I nuovi mostri” figurano molti dei tuoi miti cinematografici, come Sordi e Gassman. Come ti sei sentito a dover affrontare questa sfida?

Ho provato una sensazione di serenità, nonostante l’ansia di dover affrontare questa sfida in sole 72 ore. Il pensiero di dovermi confrontare con una colonna del cinema come ‘I nuovi mostri’ che vede alla regia oltre a Scola, altri grandi come Monicelli e Risi, candidato all’Oscar come miglior film straniero nel 1979, senza contare i ‘mostri di bravura’ presenti nel film come Sordi, Gassman e Tognazzi, non è stato motivo di timore anzi è stato uno stimolo per provare a dare il meglio di me, ispirandomi ai grandi del neorealismo, stagione cinematografica che mi appassiona ed affascina da sempre. Il pubblico ha apprezzato molto, come dimostrano le centinaia di preferenze che hanno accordato al corto, e questa per me è la cosa più importante, al di là delle targhe e dei riconoscimenti che indubbiamente fanno piacere ma non sono tutto“.

Manfredi Russo targa premio

Una volta concluso lo Sciacca Film Fest, cosa porti nel tuo bagaglio culturale?

Tantissime nuove esperienze che hanno contribuito ad arricchirmi interiormente e professionalmente. Ho avuto modo ad esempio di scambiare due parole col regista Gianfranco Pannone sul mondo del cinema straniero e quello indipendente. Ho incontrato anche il regista e attore Luca Vullo con cui ho condiviso pure la stanza. Permettimi a questo punto di ringraziare Sino Caracappa, direttore artistico dello Sciacca Film Fest che crede molto nei giovani ed è stato di grande supporto sia a me che a tutti gli altri concorrenti“.

Teresa Fabiola Calabria

Redazione NewSicilia



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