Teatro

Leo Gullotta a Catania: “Futuro si costruisce su memoria del passato”

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21 mag 2017 - 17:44

CATANIA - Leo Gullotta ritorna ad abbracciare la sua Catania e il suo Teatro con lo spettacolo “Minnazza letture tra i miti e le pagine di Sicilia”, un viaggio che parte dalle origini della letteratura dell’Isola dei Ciclopi fino ai giorni nostri per la regia di Fabio Grossi. Simpatico e disponibile come in ogni nostra intervista lo incontriamo subito dopo il debutto soffermandoci sulla difficile situazione teatrale cittadina, sul futuro dei giovani senza tralasciare i ricordi legati alle sue origini.

Lo spettacolo è un vero dialogo tra presente e passato accompagnato dalle fisarmoniche di Fabio Ceccarelli e Denis Negroponte.

“Racconta l’individuo umano di oggi e le grandi pagine degli scrittori, in questo caso siciliani, come Tomasi di Lampedusa, Buttitta, Camilleri, Pirandello, Capuana e Fava. Abbiamo perso il senso della riflessione e dobbiamo riprenderci la parola e il piacere di condividere, perché viviamo in una società dolorosa e sofferente. Questo spettacolo è uno sprone a ricordare, perché con la memoria si costruisce il futuro”.

Ultimo appuntamento in cartellone per la stagione dello Stabile applaudito anche per il gesto di ricevere un compenso simbolico e non gravare sulla difficile situazione economica dell’Ente.

“Ho deciso di dare il mio contributo alla rinascita del teatro stabile, perché chi ha avuto nella vita deve essere capace di saper dare. Non si lavora mai gratis ed ho chiesto la cifra simbolica di un euro al giorno per i tre spettacoli. Penso che a 71 anni, di cui 54 vissuti sul palcoscenico, sia doveroso fare qualcosa per questo teatro che mi ha visto nascere”.

La grave crisi economica in cui versa il nostro Teatro, secondo lei, è solo colpa delle intromissioni politiche?

“Lo Stabile, come il nostro Paese, è stato danneggiato in primo luogo dalla politica ma anche dal cittadino seduto passivamente ad aspettare che le cose cambino. Se non decidiamo noi di fare qualcosa, affinché la situazione migliori non penso che si potrà andare molto lontano e non hanno senso neanche le giuste lamentele che ognuno di noi fa contro questo quotidiano poco gentile”.

54 anni di attività professionale vissuti sul palcoscenico ma Leo Gullotta che bambino era?

“Ero un bambino curioso nato da una dignitosissima famiglia che ha fatto studiare tutti e sei i suoi figli. Adesso sono un uomo che non ha perso la curiosità di sapere e di conoscere senza dimenticare il proprio passato, perché senza di esso siamo nulla”.

È stato protagonista di una serata d’onore in memoria di Michele Abruzzo. Qual è il suo ricordo di quest’artista che ha dato tanto al nostro teatro?

“Io sono cresciuto con Michele Abruzzo, ho trascorso dieci anni della mia vita con lui, il quale è stato insieme a Mario Giusti e Turi Ferro il fautore del nostro Teatro Stabile. Non posso non ricordarlo con affetto e con estremo rispetto. Era un uomo di un’umanità elegante e perbene. Mi spiace che i giovani non conoscano i nomi e gli uomini della nostra cultura, tutto questo perché istituzioni, politica ed anche il mondo dell’informazione hanno una memoria troppo corta”.

Prima di lasciarci quale consiglio dà ai ragazzi per il loro futuro in una società che sicuramente non li aiuta?

“Studiare sempre anche quando si è convinti di sapere. In questo lavoro non basta essere noti e conosciuti per qualche anno ma si deve essere capaci di farne parte per lungo tempo, quindi eviterei di affidarsi alla bellezza effimera dei talent in quanto chi viene eliminato spesso è più bravo di chi vince. Credo nei ragazzi e nelle loro qualità e sono sempre disponibile ad aiutarli senza chiedere nulla in cambio tranne che il loro impegno”.

Elisa Guccione

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Redazione NewSicilia



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