Teatro

“L’avaro” di Molière al Don Bosco di Catania

avaro2
19 apr 2016 - 19:59

CATANIA - Tra i sette peccati capitali, quello dell’avarizia è stato spesso “rappresentato” sui palcoscenici teatrali di ogni epoca e di ogni latitudine. L’attaccamento ai beni materiali, alla “roba” di verghiana memoria, è stato in molteplici occasioni al centro dell’attenzione di autori che, nelle più diverse maniere, ne hanno condannato usi e costumi. “L’avaro” di Molière, datato 1668, pièce portata in scena dalla compagnia Liotru al teatro Don Bosco di Catania, costituisce l’emblema delle opere che tratteggiano i difetti e i vizi di coloro che attribuiscono maggiore importanza ai propri averi rispetto a sentimenti, valori, principi universali.

Nella riduzione in tre atti, curata dalla regista Grazia Nicotra, il sodalizio artistico etneo ha saputo adattare in dialetto siciliano la trama della commedia, puntando a delineare il peccato dell’avarizia non soltanto come morboso attaccamento ai beni materiali ma anche come assoluta mancanza di valori e sentimenti nei confronti dei propri simili e, sostanzialmente, nei confronti di se stessi.

Diversi sono stati gli interpreti della storia, tra cui citiamo: Aldo Seminara, Francesco MacalusoMartina ZappalàUgo SignorelliDeborah SorbelloPierluigi GiannettoGiovanni Bonaventura, Roberto De MarziFranco BlundoClaudia CantaleFilippo SorbelloChiara Maccarrone.

Redazione NewSicilia



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