Teatro

In scena a Catania “poemetto” di Domenico Tempio

in petra
15 apr 2015 - 18:00

CATANIA - Torna “In Petra” ovvero “L’Imprudenza o lu mastru Staci” di Domenico Tempio nell’allestimento di Nino Romeo. Da mercoledì 22 a domenica 26 aprile (ore 21,00; domenica ore 18,00) al Teatro del Canovaccio di Catania (via Gulli 12) dopo i positivi riscontri ottenuti nelle dieci repliche dello scorso febbraio, torna lo spettacolo con musiche e orchestrazioni di Franco Lazzaro, scene di Gabriele Pizzuto, costumi di Rosy Bellomia.

Narratore Nino Romeo, Donna Petronilla Graziana Maniscalco, Il Doppio Saro Pizzuto, Coro Rossella Cardaci, Pietro Cocuzza, Anna Di Mauro, Maria Cristina Litrico, Scalpellini/Musicisti Sara Castrogiovanni, Gabriele Cutispoto, Alfonso Lauria, Ennio Nicolosi, Produzione CTS Centro Teatrale Siciliano in collaborazione col Teatro del Canovaccio.

Il nucleo centrale di questo spettacolo è costituito dal poemetto di Domenico Tempio “L’imprudenza o lu Mastru Staci” che narra dell’enorme membro del materassaio Mastru Staci di cui si invaghisce Donna Petronilla per il racconto che a lei ne fa l’imprudente marito Don Codicillu, notaio.

Pur mantenendo la prorompente vis comica e narrativa, oltre che il portato ritmico e immaginifico della versificazione – senza trascurare, peraltro, la carica morale di Tempio che si esprime attraverso l’ironia feroce e il gusto per il grottesco – lo spettacolo rivive il poema come una partitura della memoria: memoria mai univoca ma cangiante, a volte in contraddizione con se stessa: memoria letteraria o frutto di esperienze; traslata attraverso i racconti diretti; memoria che si confronta con l’attuale o che si autorappresenta; frenetica o indolente, vagheggiante o irritata; memoria di immagini e di suoni che il tempo ha costruito e sedimentato; memoria della memoria. E se il luogo della consistenza di questa memoria plurivoca è Catania, l’allocazione d’obbligo è la parte barocca della città; un barocco tipico, settecentesco per necessità, confinante più col secolo dei lumi che con quello precedente -e di questa tensione verso istanze progressive e rivoluzionarie Domenico Tempio è testimone e cantore.

Così, nello spettacolo, trovano spazio alcuni segni di questa memoria, rivissuti in termini di contemporaneità: il racconto è scandito da giovani musicisti che battono, in accordo o in opposizione ritmica, su bàsole di pietra lavica, screziato e contrappuntato anche da vanniate (le voci di richiamo dei venditori ambulanti) rese da un coro. I suoni concreti orchestrati da Franco Lazzaro, frammisti a schegge musicali di sua composizione, rendono concrete le figure del coro vanniante e degli scalpellini/musicisti, che Nino Romeo fa muovere come ambulanti della memoria nella scena concepita da Gabriele Pizzuto, astrazione di una corte barocca.

Nino Romeo ritorna per la quarta volta, con questa rinnovata composizione, al poemetto tempiano, messo in scena già nel 1983, intendendo dare avvio, insieme a Graziana Maniscalco, ad un Itinerario Tempio: un percorso artistico sull’opera e sulla figura di Domenico Tempio che sia anche momento divulgativo di uno degli autori più originali ed innovativi del Settecento italiano.

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Redazione NewSicilia



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