Teatro

“La fanciulla che campava di vento”: tra avarizia e stenti

Tuccio Musumeci in versione "Pipino il Breve", opera in musica di Tony Cucchiara.
Tuccio Musumeci in versione "Pipino il Breve", opera in musica di Tony Cucchiara.
6 nov 2015 - 17:29

CATANIA - Si terrà giovedì 12 Novembre, alle ore 21,00, lo spettacolo di Tony Cucchiara con una delle sue commedie musicali più famose, “La fanciulla che campava di vento”, al Teatro Brancati. 

La regia è di Giuseppe Romani e, sul palco, ad esibirsi, troveremo: Camillo Mascolino, Emanuele Puglia, Santo Pennisi, Olivia Spigarelli, Marina Puglisi, Margherita Mignemi, Evelyn Famà, Riccardo Maria Tarci, Camillo Sanguedolce, Claudia Sangami, Laura Sfilio, Giovanni Strano, Giovanni Vasta e Dario Castro, Silvia De Nizza, Claudio Licciardi, Elena Mascolino, Oliver Petriglieri, Simonetta Piccione, Giorgia Torrisi e con la partecipazione straordinaria di Pippo Pattavina. Coreografie di Silvana Lo Giudice.

“La fanciulla che campava di vento” è una favola popolare del 1400, in cui si racconta la storia di un paesino, appunto Rafadali, oggi Raffadali, i cui abitanti vivevano di agricoltura, di pastorizia e “soprattutto di stenti”. 

Protagonista della vita di questo paesino era un barone, la cui caratteristica più rinomata era l’avarizia ma passò alla storia anche per aver inventato una pietanza ricca di proteine, economica, di facile preparazione e digeribilità: il macco.

Per la sua avarizia, il ricco barone verrà punito tre volte: con la perdita dei beni, con il tradimento della moglie ed infine con la perdita della sua stessa vita.

La sua agonia è una sorta di tortura a fuoco lento che occupa più della metà del secondo atto ed è proprio per quest’ultima che lo spettatore si divertirà maggiormente. 

Della commedia rimarrà alla fine una morale: se vuoi essere avaro siilo, ma evita di sposarti o, come lo stesso barone sostiene, non sposarti mai con una estranea.

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Rossana Nicolosi



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