Teatro

Enna: al Garibaldi Ascanio Celestini con le sue “favole amare”

Ascanio Celestini - leggio
7 dic 2015 - 19:04

ENNA - Dalla fiaba alla barzelletta, dalla poesia al romanzo. Sono storie che fanno ridere e arrabbiare perché affrontano di petto le contraddizioni, i nodi, le tensioni di questa Italia.

Ascanio Celestini torna in Sicilia con “Storie e Controstorie. Fiabe per adulti che volevano essere bambini cattivi” che giovedì 10 dicembre alle ore 20.30 sarà messo in scena al Teatro Garibaldi di Enna per la stagione firmata da Mario Incudine e organizzata dal Comune di Enna in collaborazione con l’Università Kore.

In scena Ascanio Celestini sarà come sempre da solo, per raccontare al suo pubblico, complice la sua straordinaria capacità affabulatoria, storie condite da quei gesti semplici e quel fluire continuo e inarrestabile che è la sua cifra stilistica.

Sul palco verranno proposti racconti pubblicati in “Io cammino in fila indiana”, altri aggiunti nella versione francese “Discours à la Nation” e altri ancora scritti ultimamente, per un repertorio in continuo mutamento dal quale Celestini pesca a piacimento per raccontare e improvvisare “un puzzle sentimentale, emotivo, politico” per dirla con le parole del critico teatrale Andrea Porcheddu.

Una musica registrata, la voce registrata di un notabile della politica o dell’economia possono interrompere il flusso delle parole, ma alla fine lo spettatore si troverà a fare uno degli esercizi più naturali dell’essere umano: immaginare, ovvero vedere le immagini evocate dalle parole altrui, ma generate nella propria testa.

Così funzionano le storie, soprattutto quelle di Celestini, che fanno ridere e arrabbiare, ma sempre col dubbio che la causa del riso e della rabbia non sia qualcun altro, ma noi stessi. Per dare l’idea del suo spettacolo, Ascanio Celestini parte da una barzelletta: “È di qualche anno fa e aveva per protagonisti tre politici famosi – racconta Celestini -. Saddam Hussein va da Dio e chiede ‘come sarà l’Iraq tra 5 anni?’. E Dio: ‘distrutto dalle bombe americane’ e Saddam piange disperato. Anche Bush va da Dio e chiede “come saranno gli Stati Uniti tra 5 anni?’. E Dio “distrutto dagli attentati degli islamisti” e il presidente americano piange disperato. Infine Berlusconi va da Dio e chiede ‘come sarà l’Italia tra cinque anni’ e Dio piange disperato”.

Raccontata tenendosi a distanza dal terrorismo e dalla cosiddetta esportazione della democrazia possiamo sentirci al sicuro e ridere. Ma proviamo a immaginare se alla grande manifestazione di Parigi dell’11 gennaio, all’indomani degli attentati, avesse partecipato proprio l’ex premier Silvio Berlusconi, che ha sempre manifestato la sua passione per le barzellette, e avesse raccontato questa storiella sostituendo Bush con Hollande, Saddam con il califfo dell’Isis e se stesso con Renzi, per prenderlo in giro.

Il meccanismo sarebbe stato lo stesso, ma non l’effetto comico. Spesso nelle barzellette accade ciò che vediamo nelle vecchie comiche: ridiamo per l’uomo grasso che scivola sulla buccia di banana, ma se quell’uomo siamo noi, non ci troviamo niente da ridere.

 

Vittoria Marletta



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