Teatro

Da Baarìa a Dublino la strada del successo di Adele Tirante

Adele_Tirante
29 feb 2016 - 16:41

PALERMO - Continua, inarrestabile, l’impegno teatrale di Adele Tirante, attrice, autrice e cantante siciliana (originaria di Nizza di Sicilia, in provincia di Messina) al cui volto Giuseppe Tornatore ha affidato nel 2009 il personaggio di Rosalia in Baarìa.

Il 22 febbraio (in scena ancora il 29 febbraio e il 7 e 14 marzo) Adele ha debuttato al Salone Margherita di Roma, storica sede del teatro di varietà, in “Elisir” il nuovo spettacolo di varietà scritto e diretto da Mirko Dettori con cui ha lavorato già lo scorso anno in “Padam Padam” un omaggio ad Edith Piaf, spettacolo che le ha permesso di essere notata e poi scelta dal grande maestro Micha Van Hoecke come attrice-cantante per la sua creazione sulla città di Parigi “Comme un souvenir”, produzione di punta del teatro di Messina lo scorso anno.

La primavera regalerà all’artista siciliana un’altra esperienza importante. Giancarlo Sepe, protagonista di spicco del panorama artistico italiano che ha firmato spettacoli che hanno fatto la storia del teatro come Zio Vania e Accademia Ackermann, l’ha scelta per il ruolo di Maria in “The Dubliners”.

Lo spettacolo, tratto dagli scritti di James Joyce, è prodotto dalla Compagnia Orsini (in scena al Teatro “La Comunità” di Roma a marzo e aprile) e farà immergere gli spettatori nella nebbiosa e ovattata Dublino degli inizi del ‘900, per intraprendere un viaggio nel tempo alla ricerca di quella atmosfera di cui è intriso il testo di Joyce. 

Sono molto contenta – commenta Adele Tirante – di continuare a lavorare in progetti così belli e significativi. La collaborazione con Mirko Dettori, geniale musicista e mattatore alla vecchia maniera, va avanti da anni e ha prodotto diverse creazioni e stimolanti performance, nonché la mia collaborazione come interprete al suo ultimo disco ‘I tempi belli non tornano più’ uscito lo scorso 20 febbraio e prodotto dall’etichetta Goodfellas”.

“Stare al salone Margherita, dove hanno lavorato Petrolini, Campanile e Gabriella Ferri, tra gli altri, mi emoziona non foss’altro che per un legame che sento con questi grandi artisti dello spettacolo del ‘900 italiano - continua l’artista -. Per quanto riguarda Giancarlo Sepe, lo considero un vero maestro, come ormai ce ne sono pochi, uno di quelli in grado di fare un affresco di una città, di un’epoca, di un popolo, come in questo caso fa con i dublinesi di Joyce. Ciò lo si può creare attraverso una profondissima cultura e un’affinata sapienza teatrale quale lui è riuscito a raggiungere nella sua ricchissima carriera. È un lavoro magistrale, musicale e fisico, intessuto come una partitura del corpo, in cui io sono un elemento che emerge e ritorna nel coro della città continuamente. Che dire, invito tutti quelli che passano da Roma a venire a vedere queste perle di creatività e maestria, sperando che in seguito vengano riproposte in altre città italiane”.

Redazione NewSicilia



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