Tecnologia

Si chiude ciclo di seminari sulle imprese. Digitale e social “Made in Sicily”

Made in Sicily
29 giu 2017 - 18:47

CATANIA – L’innovazione digitale e social a Catania è una realtà forte, laboriosa, e ben riconosciuta oltre lo Stretto ed è fatta di conoscenza e voglia di condividere idee innovative, successi ma anche errori da cui imparare per fare sempre meglio. Si respirava aria di entusiasmo al quinto ed ultimo seminario sul “Made in Sicily” organizzato dal corso di laurea in Economia Aziendale dell’Università di Catania e dalla Camera di Commercio di Catania, col supporto della testata giornalistica Sicilia Network, del portale Madisì, del social network La Liscia Catanese, di Sicilia Convention Bureau e di Siculamente.

Mercoledì sera i seminari si sono conclusi nel salone camerale; ai lavori coordinati da Katya Maugeri, sono intervenuti il vicesegretario della Camera, Franco Virgillito, Francesco Caizzone (direttore di ST Microelectronics Catania, il colosso della microelettronica ma dall’anima anche siciliana, visto l’apporto centrale dei “cervelli” formati dalle università isolane), Sebastiano Battiato (Università degli Studi di Catania, presidente corso di Laurea in Informatica), Tamara Manuele (Youthub, associazione di universitari impegnati sul fronte startup), Alessandra La Marca (Google Business Group, che promuove la cultura digitale nelle scuole), l’ingegnere Valeria D’Amico, responsabile del JOL WAVE di Telecom, con un lab di open innovation alla Cittadella.

Made in Sicily

I case histories sono stati selezionati sulla base del tema prescelto; sono intervenuti Gabriele Dovis (Mosaico Learning, portale informatico per la formazione a distanza), Stefania Tumia (A-Tono, sistemi innovativi di pagamento digitale), Oliver Giudice (ICT lab, e il digital forensics), Danilo Pecoraro (Beentouch, ribattezzato lo Skype siciliano, fondato sulla lotta al digital divide), Andrea Carollo (La Liscia Catanese, una pagina Facebook che punta sull’engagement del territorio e la tradizionale ironia non volgare dei catanesi), Giovanni Lodato (Vaccarini Food, dallo smartphone è possibile ordinare la merenda a scuola, evitando la fila nei bar scolastici in ricreazione), Rosa Maria Di Natale (EmPress media e news, team di donne giornaliste che puntano sul brand journalism per le imprese, ma anche su webformat di informazione creati su misura per le testate). 

“Abbiamo ascoltato storie di imprese avviate o in via di costituzione che restituiscono l’immagine migliore del nostro territorio. – commenta il commissario della Camera, Roberto Rizzo -. Colpisce la quantità di under 30 che stanno mettendo a punto il meglio delle loro idee con una maturità ed un’inventiva fuori dal comune, utilizzando la digitalizzazione come ambiente nativo per l’impresa. La Camera guarda con attenzione a queste nuove realtà che si muovono nell’ambito dell’eccellenza del territorio. Esiste una precisa domanda del mercato che deve essere individuata e su cui investiamo in termini di formazione e sostegno”.

E aggiunge il segretario generale Alfio Pagliaro: “La collaborazione con l’Università aggiunge una marcia in più, non solo per le competenze tecniche e culturali, ma anche per l’apporto di menti fresche e giovani. I nostri ragazzi sono il migliore investimento per il presente e il futuro di Catania. Da parte nostra ci sforziamo di dare sempre il meglio”.

Per il docente Rosario Faraci, ideatore del ciclo dei seminari dedicati al “Made in Sicily”, “c’è un ‘fil rouge’ che lega i casi siciliani analizzati e dibattuti nel corso degli incontri ed è la creatività, sia che si tratti di agricoltura che di vini, di social e digital. C’è sempre presente una laboriosità tipicamente siciliana in queste esperienze, è questo è un segnale di vera speranza soprattutto alimentata dai giovani e dalle donne. C’è però il problema delle dimensioni: sono state raccontate molte storie ma di nicchia, che si rivolgono a piccoli mercati, ad una clientela molto selezionata, e spesso parliamo di prodotti che costando di più alla produzione vengono venduti a prezzi più alti. Questo taglia fuori piccole aziende siciliane dalla competizione dei grandi numeri. Proprio in questo caso le istituzioni possono dare una mano affiancando le imprese”.

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Redazione NewSicilia



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