Malvezzi

Lingua italiana “usata” male dagli studenti

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5 feb 2017 - 19:05

La lingua italiana destinata a morire? No! Sono gli studenti che scrivono e parlano male in italiano. Ben seicento professori, tra storici, filosofi e persino diversi rettori, hanno firmato una petizione, inviata al capo del Governo, alla ministra della Istruzione e ai presidenti delle due Camere, facendo emergere il problema che ormai da molti anni, alla fine del percorso didattico, troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente. Addirittura la missiva lamenta che “durante la correzione delle tesi di laurea, vengono riscontrati errori di ortografia che non vanno tollerati neanche in terza elementare”; e vi è bisogno di una scuola davvero esigente sin dalla prima fase di apprendimento con una efficace preparazione didattica e con maggiore cura e impegno da parte degli insegnanti.

A questo punto sorge il dubbio, ma il tanto sbandierato “Progetto della buona scuola” adottato da qualche anno di cosa parla? Forse è meglio ritornare al tema centrale del problema e parlare della lingua italiana, che viene personalizzata a proprio piacimento dai giovani di oggi. La risposta è semplice: l’insegnamento della materia deve necessariamente essere corretto ed effettuato da operatori professionalmente preparati.

Tra esperti e studiosi di Tecniche della comunicazione corre voce che l’italiano è la lingua straniera più diffusa in Italia e… la più difficile! Con l’imbarbarimento della lingua madre, prodotto dall’inserimento sconsiderato di anglicismi e forestierismi e usati malamente, sia nella forma scritta che verbale, abbiamo provocato veri e propri fenomeni patologici nella comunicazione.

La lingua è diventata vittima anche del doppio senso di moltissime parole, metodi comunicativi che determinano dubbi, equivoci, offese, tafferugli, litigi, interpretazioni di stampa su articoli redatti su carta stampata e in televisione, per non parlare di leggi interpretate male, o per sentirci dire: “Interpretazione autentica” di una circolare, di un decreto e così via.

La lingua italiana soffre persino di “congiuntivite acuta” e non è un disturbo agli occhi, ma l’uso sfrenato del verbo al congiuntivo.

I siciliani?… Noi, in verità, non è che abbiamo un approccio molto volenteroso con la lingua italiana, però a differenza dei nostri avi, la recepiamo meglio e forse risultiamo più preparati rispetto allo Stivale e non disdegniamo affatto di corroborarla con termini e frasi delle nostra madre lingua, quando abbiamo bisogno di “parlare chiaro” e tanta voglia di farci capire. La lingua italiana proviene dal “dolce stil novo siciliano”, ma in mano agli italici è stata resa incomprensibile e per giunta colma di doppi, tripli, quadrupli e quintupli sensi, una Torre di Babele. Il poeta Ciullo d’Alcamo chissà quante volte si sarà girato e rigirato nella tomba, per l’interminabile sfregio perpetrato con cattiveria al lessico di cui fu precursore con la sua leggiadra e sensibile poesia.

Giuseppe Firrincieli

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Redazione NewSicilia



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