Educazione antimafia

Gelsomina Verde ricordata a Vittoria dagli studenti del San Biagio

gelsomina6
6 giu 2015 - 19:43

VITTORIA – La bellezza della scuola, della cultura, dell’arte, della musica e delle relazioni positive allontanano qualsiasi forma di bruttezza, violenza e brutalità. La memoria serve a mantenere in vita le opere e il ricordo di persone soprattutto eccezionali. Una di queste è Gelsomina Verde (Mina per il fratello Francesco) giovanissima vittima della camorra, torturata ed uccisa il 21 novembre 2004, nel pieno della faida di Scampia quando aveva solo 22 anni, ricordata oggi, sabato 6 giugno, a Vittoria (RG) dagli studenti dell’I.C. “San Biagio”, che hanno anche intitolato alla sua memoria il laboratorio musicale della storica scuola.

Nel corso di un’intensa cerimonia, ultima tappa iblea della prima fase del Concorso lanciato da Avviso Pubblico “Regioni ed enti locali per la formazione civile contro le mafie” nelle Scuole del Sud, alla presenza della dirigente scolastica Antonietta Vaccarello, dei docenti e di numerosi ospiti, gli studenti hanno ricostruito la figura di Gelsomina, e proposto una serie di toccanti riflessioni sulla sua vita e sulla sua tragica fine.

“Gelsomina Verde - hanno spiegato -  era una bella ragazza che aveva scelto, impegnandosi nel volontariato, di dedicare il proprio tempo libero al prossimo. Completamente estranea alla camorra e alle sue logiche, fu uccisa con tre colpi di pistola alla nuca, dopo essere stata torturata per ore, solo per essersi innamorata, alcuni anni prima, di un uomo sbagliato, appartenente ad un clan “scissionista”, nonostante questa relazione si fosse da tempo conclusa”.

Il brutale omicidio di Gelsomina, al quale gli studenti di tutte le classi dell’istituto hanno dedicato riflessioni, poesie e canti, fu dunque una vendetta trasversale che impressionò l’opinione pubblica anche per l’inaudita violenza destinata dagli assassini al corpo della ragazza, dato alle fiamme e successivamente ritrovato all’interno di un’auto. 

“Noi alunni del San Biagio - continuano gli studenti - abbiamo scelto di intitolare a Gelsomina il nostro laboratorio musicale perché pensiamo che alla efferatezza della violenza e della morte di cui Gelsomina è stata vittima, bisogna contrapporre la bellezza dell’arte e della cultura e che la musica sia l’ambasciatrice più adatta e più nobile per rappresentare il nostro impegno a costruire un mondo migliore e a non dimenticare”.

Un clima carico ha fatto da sfondo all’intervento di Francesco Verde, fratello di Gelsomina, che ha ricordato la sorella come una ragazza solare e disponibile nei confronti dei più deboli e ha ringraziando la scuola per un “gesto che aiuta tutti noi familiari”.

È stata poi scoperta e affidata ai ragazzi la targa del laboratorio, benedetto da don Salvatore Mallemi, rettore della chiesa di S. Rita attigua alla scuola. Il tutto accompagnato dall’esecuzione, da parte dei docenti di discipline musicali, di un celebre brano di Schubert e da un flash mob ritmato sulle note dei “Cento Passi”.

Ha concluso il vicepresidente di Avviso Pubblico, Piero Gurrieri, che ha ringraziato, oltre alla dirigente, ai docenti e agli studenti del “San Biagio”, anche le altre scuole cittadine che hanno aderito al progetto.

E, questa appena descritta, è la storia di Mina, il cui torto, a detta della camorra, era di amare.

 

 

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Giusi Lo Bianco



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