Medicina

Terapia nel diabete gestazionale

ettore
2 set 2016 - 06:06

Giuseppe_Ettore

Il diabete gestazionale è un’intolleranza allo zucchero che si presenta in gravidanza in una donna non diabetica. Il diabete gestazionale si manifesta con l’aumento dei livelli di glucosio nel sangue e viene diagnosticato attraverso l’esame OGTT (“Oral Glucose Tolerance Test”, detto anche “esame di tolleranza al glucosio”, oppure “curva da carico orale di glucosio” o semplicemente “curva da carico”). In questo esame la paziente assume una certa quantità di glucosio e dopo 1 o 2 ore viene rilevato il valore della glicemia presente nel sangue. In caso di alterazione del test è indicata una valutazione specialistica diabetologica.

I sintomi non sono sempre evidenti, ma possono comparire: aumento della sete, diuresi aumentata, infezioni frequenti (esempio: candidosi e cistiti), perdita di peso.

Il diabete gestazionale è causato da modificazioni ormonali legate alla gravidanza. Obesità e familiarità con un paziente diabetico possono essere fattori di rischio. Recenti studi hanno analizzato la possibilità di somministrare alle pazienti ipoglicemizzanti orali per mantenere livelli ottimali di glicemia. Tuttavia, i dati disponibili sugli effetti di tali medicinali sulla mamma e sul bambino, anche una volta nato, suggeriscono che sia ancora l’insulina il farmaco di prima scelta.

Al fine di identificare precocemente tali donne ed evitare una diagnosi errata di diabete gestazionale, in pazienti con fattori di rischio per il diabete viene consigliata l’esecuzione di un primo screening già durante il primo trimestre di gravidanza, utilizzando i criteri diagnostici standard. Le pazienti con diabete preesistente hanno un rischio più elevato di outcome materni e fetali avversi rispetto alle donne in cui il diabete insorge in corso di gravidanza e necessitano quindi di un trattamento intensivo ed adeguato che deve essere instaurato il più precocemente possibile.

Le conseguenze di questa malattia per la donna in gravidanza possono invece manifestarsi in: aumento del liquido amniotico (polidramnios), parto prematuro, preeclampsia, eclampsia e taglio cesareo. Ma anche dopo il parto il diabete gestazionale può costituire un fattore di rischio: può infatti ripresentarsi nelle successive gravidanze o causare l’insorgenza di altre patologie come diabete mellito di tipo 2, ridotta tolleranza ai carboidrati e sindrome metabolica.

Nel bambino ancora in grembo possono invece presentarsi: macrosomia (sviluppo eccessivo del feto), difficoltà respiratorie, ipoglicemia alla nascita, iperbilirubinemia (eccesso di bilirubina nel sangue) e ipocalcemia (livelli bassi di calcio nel sangue) distocia di spalla (quando al momento del parto la fuoriuscita delle spalle del bimbo non segue quella della testa, bloccando così l’uscita di tutto il corpo). Complicanze tardive, come obesità infantile e un rischio maggiore di sviluppare il diabete mellito di tipo 2, possono verificarsi anche nel corso della crescita del bambino.

La donna deve essere quindi correttamente informata sul diabete gestazionale e sulle possibili conseguenze ad esso associate, sottolineando al contempo l’importanza di un’alimentazione corretta e di un adeguato stile di vita.

Nei casi in cui è necessaria una terapia farmacologica le insuline costituiscono il trattamento di prima scelta e sono le stesse impiegate anche per il diabete pre-gravidico, ovvero l’insulina regolare e gli analoghi rapidi dell’insulina. Tutte sono risultate efficaci nel controllo glicemico del diabete gestazionale, ma numerosi studi hanno evidenziato una maggior efficienza degli analoghi rapidi rispetto alla insulina regolare.

Il rischio di ipoglicemie con insulina nel diabete gestazionale è piuttosto basso in particolar modo legato alle minime quantità di farmaco in genere necessarie per il controllo glicemico. Gli analoghi hanno un minor rischio di determinare ipoglicemia, dato il minor tempo di raggiungimento del picco d’azione e la minore durata di azione rispetto all’insulina regolare. Gli ipoglicemizzanti orali non sono consigliati come terapia alternativa all’insulina, pur essendo di più agevole somministrazione e minor costo.

Redazione NewSicilia



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