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Terapia articolare con cortisonici e diverticolosi

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5 lug 2015 - 08:00

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Nino Rizzo

Vorrei avere delle informazioni riguardo la terapia infiltrativa articolare con cortisonici (R.F.)

La terapia infiltrativa articolare di cortisone nonostante la cattiva nomea da cui è circondata è assai diffusa. Importanti sono i vantaggi che ne derivano: il farmaco iniettato localmente agisce proprio nella sede di infiammazione, l’assorbimento sistemico è modesto per cui gli effetti collaterali a distanza sono praticamente nulli, permette un ridotto uso di FANS .

L’azione dei cortisonici intra-articolari si esplica in tempi rapidi e persiste in genere da una a quattro settimane; il loro impiego è consigliato per brevi periodi nel trattamento di stati flogistici articolari e le principali linee guida suggeriscono di somministrarli non più di 3-4 volte l’anno per scongiurare il pericolo di danni cartilaginei legati ad un loro uso eccessivo. In commercio esistono un ampio numero di formulazioni sia in forma di soluzione che di sospensione.

La principale differenza tra questi due tipi di formulazioni risiede nel fatto che il tempo di permanenza articolare di cortisonici poco solubili (utilizzati in sospensione) è più alto rispetto a quello di analoghi più solubili che vengono più facilmente eliminati dall’articolazione e quindi sono efficaci per tempi più brevi.

Sono tre i principi attivi maggiormente utilizzati in terapia infiltrativa:– il triamcinolone acetonide, di facile somministrazione, utilizzabile in piccole quantità e quindi ideale per le piccole articolazioni.

– il metilprednisolone acetato , ancora attivo 40 giorni dopo l’infiltrazione intra-articolare, può determinare dolori post-iniettivi più marcati rispetto al triamcinolone acetonide e, pertanto, è spesso disponibile in forma miscelata con un anestetico locale, la lidocaina in dose fissa.

– lidrocortisone, molto solubile, ha durata d’azione più breve tra i cortisonici citati; il suo impiego è consigliabile nelle donne più magre, a pelle scura, in cui c’è rischio maggiore di depigmentazione o di atrofia del grasso locale.Le iniezioni di corticosteroidi raramente possono dare luogo a effetti collaterali, che sono comunque sempre transitori e di lieve entità e vanno distinti in locali e sistemici.  Quelli locali nella maggior parte dei casi sono dovuti a iniezioni di dosi o volumi eccessivi o a intervalli troppo ravvicinati: –dolore dopo l’iniezione: – Atrofia sottocutanea e/o depigmentazione cutanea: avviene in caso di iniezioni superficiali, in pazienti a pelle scura.

Sanguinamento o ecchimosi: può avvenire nel sito di iniezione specie in soggetti trattati con anticoagulanti orali, acido acetilsalicilico o FANS.

Calcificazione dei tessuti molli: possibile complicanza dell’iniezione dei corticosteroidi nelle articolazioni interfalangee artrosiche, forse per fuoruscita dei cortisonici dovuta a un aumento della pressione intra-articolare.

Artropatia steroidea: possibile complicanza che è facilmente prevenibile avendo l’accortezza di distanziare i cicli di almeno 3 mesi.

Rotture e atrofie tendinee: possono essere provocate da iniezioni peritendinee o in modo troppo circoscritto(per questo viene consigliata la tecnica “a ventaglio” con movimento orizzontale dell’ago inserito e distribuzione del farmaco su un’area più ampia).

Infezione articolare: è una complicanza molto rara ma estremamente grave. Le cause sono poco chiare: cattiva asepsi della zona da infiltrare o conseguente all’effetto immunosoppressivo dei cortisonici. In ogni caso, questo tipo di infezione va riconosciuta subito: elementi che inducono a sospettarla sono un gonfiore nel sito d’iniezione, un aggravamento del dolore, la comparsa di febbre o di sintomi sistemici come cefalea e sudorazione. In questi casi si impone un rapido ricovero ospedaliero:  l’aspirazione diagnostica del liquido intrarticolare e una coltura con antibiogramma saranno fondamentali. I germi più frequentemente coinvolti sono: S. aureus, E. coli, H. influenzae, M. tubercolosis. Tra i maggiori fattori di rischio vanno ricordati la presenza di protesi, le neoplasie ematologiche, una terapia corticosteroidea per via orale in atto, la presenza di diabete. Gli effetti collaterali sistemici sono invece molto rari e la loro gravità è estremamente variabile:
Vampata vasomotoria al viso(flushing): interessa al massimo il 5% dei pazienti ed è il più frequente disturbo sistemico; dura al massimo 1 o 2 giorni.
– Iperglicemia per una settimana circa dopo l’iniezione. -Irregolarità mestruali:
Anafilassi: reazioni gravi dovute agli anestetici locali o agli eccipienti sono rare ma possono essere letali e vanno trattate subito con adrenalina..

Quali sono le terapie per la diverticolosi? (C.L.)

 Dobbiamo intanto distinguere tra diverticolosi del colon (che è la mera presenza di diverticoli nel colon in assenza di sintomatologia), la malattia diverticolare (quando è presente sintomatologia caratterizzata da dolori, diarrea, spasmi addominali) e diverticolite(infiammazione di uno o più diverticoli ed espressione di malattia diverticolare complicata). La malattia diverticolare va trattata con dieta ad alto contenuto di fibre, antimeteorici, fermenti lattici ed antibiotici topici come la rifaximina. La diverticolite va invece trattata con antibioticoterapia, dieta idrica e riposo ed eventuale ospedalizzazione nei casi più impegnativi. Nella malattia diverticolare il ruolo della rifaximina è fondamentale con una somministrazione ciclica e continuativa  al dosaggio di 400 mg due volte al dì per 7 giorni al mese. Purtroppo recenti disposizioni assessoriali stanno rendendo non più rimborsabile dal servizio sanitario in Sicilia tale trattamento profilattico importantissimo per evitare complicanze anche con possibile esito mortale. È nostro auspicio che tali norme vengono al più presto riviste per consentire al cittadini siciliani una corretta e giusta fruizione di tali importantissimi presidi in regime di dispensazione dal servizio sanitario.

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