Psicologia

Suicidio a Palermo, cosa succede nella mente di chi si toglie la vita?

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27 dic 2016 - 19:28

PALERMO - Le vacanze appena trascorse non si sono concluse nel migliore dei modi. Un carabiniere di 52 anni si è tolto la vita il giorno di Santo Stefano, sparandosi un colpo d’arma da fuoco mentre era in servizio alla Banca d’Italia di via Cavour, a Palermo.

Ancora non se ne conoscono i motivi, è altamente probabile che l’uomo soffrisse di depressione. Ma al di là del fatto di cronaca, quali sono le ragioni che possono spingere un uomo con una famiglia sulle spalle a questi gesti estremi?

A levarci ogni dubbio è la psicologa Valentina La Rosa: “Si tratta di soggetti fragili. La famiglia, il lavoro, la salute fisica, la fine di una relazione possono essere elementi scatenanti che amplificano una situazione già precaria. Non parliamo di cause, evitiamo di alimentare questo meccanismo di colpevolizzazione”.

La dottoressa parla di passaggio all’atto, un evento traumatico per un soggetto già fragile a cui viene a mancare qualcosa a cui si sosteneva e che si sente destabilizzato. I punti di riferimento crollano e quindi crolla anche tutto ciò che l’individuo aveva costruito su quei punti fermi. Crolla la sua identità. 

“Statisticamente - continua la dottoressa – questi episodi sono frequenti durante le festività. La società, i mass media, le pubblicità ci fanno passare dei messaggi preconfezionati, riempendoci di aspettative e di immagini che spesso non corrispondono alla realtà, col risultato di generare frustrazione e delusione nei soggetti più sensibili”.

Spesso chi vede i propri cari soffrire non sa come comportarsi e magari poi si sente in colpa, impotente e incapace di aiutare. Allora come si deve reagire? Quali sono i segnali che ci devono far capire che c’è qualcosa che non va?

“La prima cosa che si nota - avverte la dott. La Rosa – è un calo dell’umore e un cambiamento di carattere. Si tratta di persone che non si devono lasciare sole e i cui problemi non devono essere sottovalutati. L’unico consiglio che posso dare è quello di rivolgersi a un professionista, perché sono cose che non devono essere gestite con superficialità”.

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Clelia Mulà



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