Medicina

Sindrome delle apnee ostruttive del sonno nei pazienti obesi

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9 mag 2016 - 06:03

Massimo Buscema

L’obesità è una patologia associata a molteplici complicanze, tra queste le più note sono le alterazioni metaboliche quali la sindrome metabolica ed il diabete mellito tipo 2. Una delle patologie correlate all’obesità forse meno nota ma altrettanto importante è la Sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS), caratterizzata dalla presenza di apnee (completa interruzione del flusso d’aria) o ipopnee (riduzione del flusso d’aria) che si verificano durante il sonno, dovute al collasso totale o parziale dei tessuti molli delle prime vie aeree.

La prevalenza di OSAS è del 4% della popolazione normopeso e del 40 % tra gli obesi; è 2-3 volte più frequente nei maschi ed aumenta con l’età. La gravità della sindrome dipende dal numero di episodi che si verificano durante un’ora di sonno espressi con l’indice di apnea-ipopnea (AHI- apnea/hypopnea index). Un AHI maggiore di 30 indica forme gravi, tra 16 e 30 forme moderate e tra 5 e 15 forme lievi. La diagnosi viene fatta sulla base dei sintomi clinici e sul riscontro degli episodi di apnea-ipopnea valutati mediante polisonnografia.

L’obesità ed in particolare l’iperinsulinemia sono associate alla presenza di OSAS che a sua volta peggiora il quadro metabolico del paziente attraverso l’attivazione del sistema simpatico, l’aumento della secrezione di cortisolo e GH (ormoni iperglicemizzanti), la riduzione di citochine insulino-sensibilizzanti (con un ruolo positivo nell’equilibrio metabolico) come l’adiponectina, e l’aumento di citochine proinfiammatorie (TNF-alfa). Inoltre nell’OSAS sarebbe presente un aumento di grelina e dell’appetito con maggiore intake di cibo ed ulteriore incremento ponderale. Tutto ciò peggiora l’insulino-resistenza con effetti negativi sul metabolismo glicemico, sulla disfunzione endoteliale con conseguente aterosclerosi precoce. In un paziente “dismetabolico” in cui il rischio cardiovascolare è già elevato la sindrome delle apnee ostruttive del sonno aumenta ulteriormente questo rischio.

Durante le apnee vi è una riduzione dell’ossigeno legato all’emoglobina (ipossiemia) ed all’aumento dell’anidride carbonica (ipercapnia) che può portare ad aritmie, ipertensione arteriosa, ipertensione polmonare. Nei pazienti con OSAS sono presenti frequenti “microrisvegli” durante la notte, di cui spesso il paziente non si rende conto ma che disturbano il sonno e che si manifestano con sonnolenza diurna, cefalea, difficoltà di concentrazione e disturbi della memoria. Altre volte il paziente si sveglia con una sensazione improvvisa di soffocamento, di fame d’aria.

Per individuare i pazienti con sospetta OSAS vengono utilizzate delle scale come l’Epworth Sleepness Scale in cui sono presenti una serie di quesiti sulla sonnolenza che il paziente avverte in varie occasioni della vita quotidiana, a cui viene dato un punteggio in relazione alla capacità di addormentamento in quella circostanza. Il punteggio finale indirizza verso un quadro di sonnolenza diurna fisiologica o di ipersonnia che può essere più o meno grave.

Esistono altri indicatori che possono orientarci e tengono in considerazione parametri antropometrici come la circonferenza del collo, il russio notturno.

Una volta posta la diagnosi la terapia si basa sul calo ponderale da ottenere attraverso le modifiche dello stile di vita (dieta ed attività fisica) e se opportuno anche attraverso interventi di chirurgia bariatrica e sulla correzione delle apnee-ipopnee notturne utilizzando macchinari (mini-ventilatori) in grado di generare una pressione positiva continua lungo le vie aeree (C-PAP continuous positive airway pressure) durante il sonno. Esistono altre opzioni terapeutiche come il rimodellamento chirurgico delle prime vie aeree. La terapia dell’OSAS si associa ad un miglioramento anche della sensibilità insulinica e dei parametri metabolici. È fondamentale ricercare i sintomi delle apnee ostruttive del sonno nei nostri pazienti dismetabolici ed indirizzarli in strutture specialistiche per la diagnosi e l’avvio della terapia che come avviene sempre nelle patologie complesse deve essere multidisciplinare.

Redazione NewSicilia



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