Medicina

Sindrome da Anticorpi Antifosfolipidi in gravidanza

ettore
9 set 2016 - 06:27

Giuseppe_Ettore

La Sindrome da Anticorpi Antifosfolipidi (APS) è una condizione morbosa caratterizzata da trombosi, aborto ricorrente e morte fetale; a queste manifestazioni si associa la presenza in circolo di anticorpi antifosfolipidi dimostrabili mediante test funzionali per la ricerca dell’anticoagulante lupico (LAC) o test immunoenzimatici in fase solida per la ricerca degli anticorpi anticardiolipina (aCL) e anticorpi anti-β2glicoproteina-1 (aβ2GP1).

La Sindrome da Anticorpi Antifosfolipidi può presentarsi in forma isolata (APS primaria) oppure associata ad altre patologie autoimmuni, quali il Lupus Eritematoso Sistemico (APS secondaria).

Andamento in gravidanza: una delle caratteristiche di questa sindrome è l’aumentato rischio di poliabortività. Gli anticorpi antifosfolipidi possono determinare eventi trombotici, anche placentari, ed interferire con la maturazione e differenziazione del trofoblasto causando insufficienza placentare, ritardo di crescita e perdite fetali. La presenza in circolo di anticorpi anti-Ro/SSA e anti-La/SSB può inoltre essere causa, in circa il 2% dei casi, di un blocco cardiaco congenito.

Gestione in gravidanza: la gestione della gravidanza di donne affette da Sindrome da Anticorpi Antifosfolipidi necessita di una stretta collaborazione tra lo specialista reumatologo, ostetrico e neonatologo in gravidanza ed in puerperio. Infatti la positività per anticorpi antifosfolipidi non solo condiziona la prognosi della gravidanza ma rende necessaria una profilassi con aspirina a basse dosi e/o con eparina a basso peso molecolare. Sull’utilizzo di questi due farmaci i pareri oggi sono unanimi ma sussistono ancora differenze nei protocolli suggeriti dai diversi autori, in merito alla tempistica di inizio, ai dosaggi e alla durata della terapia nel post-partum. Oltre alla terapia farmacologica, in casi selezionati, è possibile ricorrere a plasmaferesi-immunoassorbimento. In una donna affetta da APS è importante rivalutare anche la presenza di anticorpi anti-Ro (SS-A) ed anti-La (SS-B), che possono essere responsabili di blocco cardiaco nel feto-neonato. In pazienti con dati di laboratorio persistentemente positivi (aCL, aβ2GP1, LAC) che non hanno mai avuto trombosi o patologia ostetrica è consigliato evitare o correggere fattori di rischio quali fumo, ipertensione, obesità, estrogeni, dislipidemia. La terapia con Eparina a basso peso molecolare va sospesa il giorno del parto o il giorno prima, mentre l’Acido Acetilsalicilico possibilmente 5-6 settimane prima per l’effetto del farmaco sulla anestesia epidurale. L’Eparina a basso peso molecolare va ripresa 6-8 ore dopo il parto per un periodo medio di 6-8 settimane.

In assenza di trombosi o aborti precedenti si può utilizzare:

Acido Acetilsalicilico a basse dosi: in caso di precedenti episodi di abortività ripetuta e/o complicazioni in gravidanza si possono usare:

• Acido Acetilsalicilico a basse dosi

• Eparine a basso peso molecolare

• Warfarina Attenzione: sospendere il farmaco durante il primo trimestre di gravidanza

• Corticosteroidi: Prednisone, Prednisolone, Metilprednisolone I farmaci di prima scelta in gravidanza, per la terapia sistemica, sono Prednisone e Prednisolone. In caso di blocco cardiaco fetale possono essere somministrati Desametasone e Betametasone

• Immunoglobuline: terapia di seconda linea ed in casi selezionati. Terapia Farmacologica in allattamento

• Eparine a basso peso molecolare

• Warfarina

• Corticosteroidi: Prednisone, Prednisolone, Metilprednisolone

Redazione NewSicilia



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