Il medico risponde

Scopriamo la polimialgia reumatica

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29 gen 2017 - 06:41

Se hai un quesito medico, invia la tua domanda a [email protected] e torna a visitare il nostro giornale Domenica mattina!

A mia madre di 87 anni è stata diagnosticata una polimialgia reumatica. Non ho ben capito di cosa si tratti. Desidererei qualche chiarimento. (s.s.)

La polimialgia reumatica è una patologia infiammatoria ad esordio acuto caratterizzata da dolore intenso e da impotenza funzionale che colpiscono caratteristicamente i cingoli scapolare e pelvico, con associata rigidità intensa, specie mattutina. Il dolore è prevalentemente notturno ed al mattino al risveglio; si accompagna anche ad altri sintomi quali astenia, riduzione della forza muscolare, febbricola, riduzione dell’appetito, depressione. Non sono state identificate delle cause precise; possibili fattori causali possono essere genetici, ormonali, ambientali. L’ipotesi oggi più accreditata è quella di possibili agenti infettivi non noti che, in soggetti geneticamente predisposti, possono scatenare reazioni autoimmunitarie contro le articolazioni ed i muscoli interessati. La diagnosi si basa oltre che sui dati anamnestici e clinici sugli esami di laboratorio con un caratteristico aumento della VES e della PCR; possono essere aumentati anche altri indici di flogosi quali fibrinogeno, alfa 2 globuline e si può avere anemia e/o leucocitosi e/o piastrinosi. Non esistono altre indagini strumentali mirate. I criteri diagnostici sono precisi: età superiore ai 50 anni, dolore bilaterale e rigidità mattutina superiore ai 30 minuti persistente per almeno un mese ed interessante, come detto sopra, caratteristicamente i cingoli scapolari e pelvico, VES superiore ai 40 mm/h alla prima ora. Solitamente è scarsa o nulla la risposta ai comuni anti-infiammatori mentre è rapida e brillante quella ai cortisonici. Nel caso siano necessari dosaggi elevati di cortisone per il controllo della malattia viene utilizzata l’associazione con il methotrexato per il risparmio cortisonico. Non vi sono regole stabilite riguardo alla durata del trattamento cortisonico che andrebbe praticato fino a che la sospensione della terapia non sia seguita da ripresa di malattia. Per la maggior parte dei pazienti la durata della malattia varia da alcuni mesi fino a qualche anno, in rari casi la terapia cortisonica va protratta a vita.

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Redazione NewSicilia



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