Medicina

Sanità pubblica attraversata da profondi cambiamenti organizzativi e culturali

sanita177u
8 set 2016 - 06:04

Domenico Grimaldi

Processi di innovazione sembrano necessari per l’aumento della complessità dell’uomo malato. Il cambiamento è però un fenomeno destabilizzante, rappresentando una condizione di disagio, tanto che ogni organizzazione sanitaria tende alla conservazione e al mantenimento dello status quo. Le persone interpretano le scelte organizzative rendendole coerenti ed applicabili, tuttavia nei processi di cambiamento vi sono molte resistenze che per essere superate richiedono lo sviluppo di relazioni fra i vari attori di tipo reticolare.

Per i medici cambiare significa accantonare parte delle conoscenze accumulate negli anni per dare spazio a nuove competenze. Il timore di perdere l’identità professionale diviene evidente anche con l’uso di una medicina basata sulle evidenze, in cui le decisioni cliniche dipendono da una analisi sistematica di prove sperimentali, non più basate sull’intuizione e sulla esperienza soggettiva. Con il ritorno alla medicina narrativa, richiesto a viva voce, si dovrà ritornare ad ascoltare il malato e la sua storia. Ne deriva che diviene necessario per i medici svolgere un complicato esercizio di immaginazione della condizione di persona malata, comprendendo il suo punto di vista ed immergendosi nella storia di malattia, in maniera empatica.

Risulta evidente che più il medico è aperto verso le proprie emozioni, più è in grado di leggere i sentimenti e le emozioni degli altri. Condizione essenziale per esercitare la professione medica è quella di possedere la capacità di un migliore ascolto anche se nessuno, durante il corso degli studi, ha insegnato ai medici come stabilire un legame professionale partecipe, nonostante sia diffusamente noto che la relazione col malato deve essere considerata il cuore di qualsiasi professione di aiuto.

Redazione NewSicilia



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