Medicina

La rivoluzione dei NIPT

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25 mar 2016 - 06:06

Giuseppe_Ettore

Il DNA libero di origine fetale (cell free fetal DNA, cffDNA), già dal primo trimestre di gravidanza, è presente nel circolo ematico materno e proviene dal ricambio delle cellule del trofoblasto, con dei frammenti di DNA fetale di circa 150-200 paia di basi (bp). Esso può essere isolato ed utilizzato per lo studio di alcune patologie fetali già a partire dalla X settimana, quando raggiunge quantità sufficienti per il potenziale impiego clinico. Wellesley et al. (2012) ha valutato la prevalenza e i tassi della diagnosi prenatale delle anomalie cromosomiche rare evidenziando, quindi, l’importanza degli studi di validazione dei test prenatali non invasivi al fine di validarne le prestazioni prima di suggerirne un impiego nella genetica medica.

Considerando la percentuale elevata nelle cromosomopatie sessuali è estremamente importante valutarne la presenza per poter essere rassicurati sullo stato di salute del feto.


 A seguito degli studi effettuati e dei requisiti che possedevano le gestanti inserite negli stessi, come in quello di Futch et al. (2013), sono state definiti i requisiti delle gestanti destinatarie del NIPT: • positività ai test di screening del primo o secondo trimestre; • quadro ecografico associato ad anomalie fetali suggestive di aneuploidia; 
• età avanzata della madre (35 anni o più); 
• pregressa gravidanza con trisomia; 
• anamnesi personale/familiare positiva per anomalie cromosomiche ed traslocazione Robertsoniana bilanciate; • gravidanze in cui è controindicata la diagnosi prenatale invasiva (es. rischio di aborto spontaneo); • gravide che non intendono eseguire test invasivi (villocentesi o amniocentesi).

Tecniche di analisi
 del cf DNA

Per l’analisi delle aneuploidie mediante NIPT si utilizzano tre principali tecniche basate sulle tecniche di sequenziamento di seconda generazione (Next Ge- neration Sequencing – NGS): 1. NGS dell’intero genoma 2. NGS di specifiche regioni (sequenziamento mirato) 
3. SNP, cioè polimorfismi di singoli nucleotidi.

La Frazione fetale

Il DNA libero di origine fetale viene definito “frazione fetale” (FF) ed è presente in percentuale variabile nei diversi campioni. È stato stimato che, in circa il 2% dei campioni prelevati al termine del primo trimestre di amenorrea, la FF non superi la soglia del 4%, mentre alla XII settimana, mediamente, la FF corrisponde al 10% circa del cfDNA, con un range compreso tra <4% ed il 40%. In alcune tipologie di NIPT, l’accuratezza dell’analisi del cromosoma può variare a seconda della percentuale della FF totale presente nel campione. Infatti, i campioni con FF 4% potrebbero fornire indirettamente la spia di un aumento della probabilità di una patologia cromosomica nel feto e, pertanto, in questi casi è necessario verificare la percentuale della FF nel campione in esame.

Gravidanze gemellari

Il NIPT può essere eseguito sulle gravidanze dizigoti (2 gemelli), sia naturali che originate con una tecnica di procreazione medicalmente assistita. Il test comunque non distingue quale feto abbia eventualmente una probabilità elevata di patologia cromosomica e non fornisce informazioni sul sesso dei feti, ma è eventualmente riportata nel referto la presenza del cromosoma Y. Nel caso in cui il test evidenzi una probabilità elevata di una anomalia cromosomica, l’interpretazione del risultato viene demandata alla consulenza genetica e ad eventuali successivi approfondimenti che utilizzano una tecnica diagnostica invasiva (villocentesi, amniocentesi).

Sensibilità e Specificità

L’impiego dei NIPT nello screening di primo livello, mostrando nell’identificazione delle tre principali aneuploidie autosomiche T21, T13 e T18, nelle gravidanze singole, ha dimostrato una sensibilità e la specificità elevatissime (uguali o prossime al 100%) ed in linea con i risultati ottenuti con l’analisi cromosomica del trofoblasto.

Limiti biologici

Dalle discordanze feto-placentari, a cui sono soggette tutte le indagini che utilizzano il DNA fetale nel primo trimestre e che possono generare FPR e FNR, le analisi del cfDNA possono essere inficiate da altri fattori, compresa la presenza di: 1. mosaicismi cromosomici costituzionali nella madre;
 2. anomalie cromosomiche materne di origine iatrogena, e perciò non costituzionali; 3. una placenta evanescente appartenente ad una gravidanza interrotta. Fino a qualche tempo fa molti campioni venivano inviati all’estero. Il vantaggio di avere centri di eccellenza sul territorio nazionale consente di evitare di sottoporre i campioni di sangue a lunghi viaggi e/o eccessive manipolazioni, al fine di scongiurare la frammentazione del DNA al punto da rendere inadeguato il campione.

La possibilità di usufruire di una struttura sul territorio che effettui nei propri laboratori il test di screening presenta numerosi vantaggi: • Test Rapido; • Ridotta manipolazione del campione; • Riduzione dei tempi di attesa.

Redazione NewSicilia



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