Medicina

Risparmi in Sanità: no alla “medicina difensiva”

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1 set 2015 - 06:53

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Finalmente sia il Governo che il Parlamento stanno mettendo mano ad un argomento molto spinoso per i medici quale la responsabilità professionale e le norme che la regolano. Da una cattiva interpretazione giuridica di responsabilità, si arriva a quella che i sanitari mettono in atto e cioè la cosidetta “medicina difensiva”, meglio sarebbe chiamarla medicina difensivistica, che porta ad una spesa di 10 miliardi di euro per le casse dello stato, oggi non più sostenibile.

Nel mondo solo la legislazione della Polonia e dell’Italia prevede che qualsiasi evento avverso in sanità debba essere considerata colpa grave e pertanto giudicata nel penale. Dopo tale giudizio, anche in caso di non colpevolezza, si può passare al risarcimento civile. Per fortuna solo il 2% dei giudizi riconosce la colpa grave, ma resta sempre in piedi l’iter della giustizia civile che finalmente dopo anni può riconoscere un danno. Basta solo questo per chiamare la giustizia “ingiustizia”, sia per il medico che per anni deve subire lo stress dei tribunali, sia per chi ha ricevuto un danno, che deve aspettare diversi anni; spesso sono solo gli eredi che ricevono il giusto indennizzo.

Analizzando i fatti, sovente ci sono i terzi incomodi e mi riferisco a chi ha bisogno di denaro che, pur sapendo della non colpevolezza del medico, è spinto da qualcuno a tentare la strada giudiziaria pur di ricevere un compenso. Mi riferisco a qualche avvocato di pochi scrupoli che, non trovando sbocchi lavorativi, incentiva la denunzia promettendo zero spese per il cliente e solo un rimborso se la causa viene vinta. Oggi addirittura ci sono società, con sede legale all’estero, che agiscono in tal senso assoldando professionisti legali per portare a buon fine tale meccanismo.

Il medico pertanto si trova a subire una pressione psicologica, pensando a ciò che gli può capitare, facendo eseguire indagini o prescrivendo interventi terapeutici non appropriati clinicamente, pur di mettersi al riparo dai guai. Inoltre l’attuale norma prevede che la denunzia può essere fatta fino a 10 anni dall’evento, che deve essere il medico a dimostrare che non ha sbagliato; ma la cosa più grave che chi “pensa” o “ suppone” di avere ricevuto o sofferto un danno non paga. E allora è giustificato che il medico prescriva tutti gli accertamenti, anche se non necessari, e lo stato, cioè la società, per questo modo di agire spenda 10 miliardi di euro l’anno, non sempre necessari?

Non parliamo di alleanza medico- paziente, perché questa per le motivazioni suddette non può esserci; parliamo invece di bisogno di fiducia reciproca. Cosa fanno le assicurazioni, concetto etico giusto nel caso di un giusto risarcimento? Alzano la posta, aumentando i costi che i medici devono pagare, sia che siano giovani o meno, sia che il medico abbia una attività intensa o meno. Per questo motivo molti professionisti preferiscono non effettuare interventi a rischio ma che potrebbero salvare vite umane, proprio perché sia il passare da un tribunale non è piacevole e sia perché i costi assicurativi sono insostenibili, in particolar modo per alcune specialità quali l’ortopedia, la ginecologia e la chirurgia.

Le norme che il parlamento sta studiando, e l’attuale governo spinge per questo, prevedono che sia il paziente a dimostrare che il medico ha sbagliato, che il tempo per una rivalsa sia di 5 anni e non di 10, e che il medico risponda personalmente per lesioni o omicidio colposo solo in caso di colpa grave o di dolo. Per quanto riguarda le strutture sanitarie, ospedali, cliniche e aziende territoriali, l’obbligo di assicurazione.

In conclusione resta salvo il diritto di chi ha ricevuto un danno, non per negligenza del medico, di essere risarcito, ma altrettanto allontanare il timore per i curanti di finire in tribunale tutte le volte che il paziente presume, spesso perché indotto, di averne ricevuto.

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Redazione NewSicilia



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Un pensiero su “Risparmi in Sanità: no alla “medicina difensiva”

  1. Arnaldo Capozzi

    Egregio professore, l’argine alla contenziosità è sempre esistito ed è il controllo deontologico tra “sanitario e sanitario, sanitario e persona, tra sanitario ed enti”.

    L’associazione che coordino effettua la “revisione deontologica delle decine di migliaia di cause medico-legali vinte da medico – perse dal paziente-cliente o concluse con la
    compensazione delle spese di lite” e quindi il controllo deontologico del comportamento
    sia del consulente sia delle lettere-citazioni dell’avvocato, utilizzando la sentenza come puntello.

    Chissà, forse si dimostrerà che la medicina difensiva è conseguenza della rottura dell’argine alla contenziosità che il legislatore aveva posto nell’art. 3, lett. g, D. Lgs. C.P.S. del 13 settembre 1946, n. 233 cioè di un compito istituzionale attribuito a ciascun Collegio ordinistico.

    Saluti
    Dott. Arnaldo Capozzi
    capozzi@medicinadifensiva.com

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