Medicina

La riorganizzazione del servizio sanitario e le risorse del sistema pubblico

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12 nov 2015 - 06:29

Domenico Grimaldi

Il nostro servizio sanitario è quello che spende di meno se paragonato ai servizi sanitari europei di Francia, Germania e Regno Unito con una differenza ampia che continuerà ad aumentare in relazione al Pil ed alla sua stima di crescita. La fisiologica continua espansione della spesa sanitaria nel nostro paese per fortuna si è arrestata a causa dei tagli che hanno determinato il rientro dai costanti disavanzi cui eravamo abituati nel servizio sanitario pubblico. Dove si è dovuto tagliare di più si è causata ovviamente una riduzione di servizi sanitari con episodi anche frequenti di sotto trattamento dei cittadini sino ad avere una vera differenza qualitativa nell’applicazione dei LEA da una regione ad un’altra. Il mancato ricambio generazionale con il blocco del turnover per la mancata sostituzione dei pensionati nel servizio sanitario pubblico d’altra parte ha causato una precarietà dei percorsi professionali ed un oggettivo ostacolo alla trasmissione dei saperi professionali a tutti i livelli.

In considerazione poi che il trenta per cento dei cittadini ha una malattia cronica e che la cronicità assorbe il settanta per cento della spesa sanitaria pubblica sembra evidente che occorre non solo riorganizzare i servizi sanitari ma anche adeguare le modalità di risposta ai reali bisogni dei malati cronici. A tal proposito è per noi tutti prioritario promuovere l’invecchiamento della popolazione in buona salute in quanto l’elevato numero di persone anziane in costante trend di crescita si ripercuote in maniera diretta sulla sostenibilità del servizio sanitario, questione per noi molto importante nella considerazione che la nostra quota di ultra sessantacinquenni è la più alta di Europa.

La prevenzione di conseguenza diviene fondamentale ed è logico che invecchiare in buona salute eviterebbe la esplosione dei costi che già alti lo saranno sempre di più a causa delle cronicità. Si deve in ogni caso migliorare anche la nostra organizzazione sociale rendendola competitiva attraverso una lotta serrata alle non appropriatezze ed agli sprechi riallocando le risorse recuperate in prevenzione con la determinante innovazione consistente nel passaggio dalla medicina di attesa delle malattie a quella di iniziativa, fondamentale per prevenire le malattie, le complicanze e comunque rallentare la progressione delle stesse.

Si dovrà dare impulso, per avere risultati favorevoli, al nuovo piano di prevenzione nazionale garantendo tuttavia la equità nelle prestazioni rese ai cittadini in tutte le regioni, con promozione della salute e realizzazione di interventi preventivi integrati, indispensabili per raggiungere lo scopo.

Ridotta ormai la spesa e messi a posto i conti, dobbiamo tenere a tutti i costi invariata la qualità dei servizi. Il risparmio, se accompagnato da lentezza burocratica e politica, determina effetti favorevoli sui bilanci ma devastanti sulla sanità pubblica. Non si può rinunciare a prestazioni di qualità per le persone malate, non possiamo accettare di essere in coda come ora sulla qualità dei servizi rispetto agli altri paesi europei, anche dopo la Grecia di cui è nota la situazione economica e naturalmente ben distanti dalla Svezia al top, con una situazione socio sanitaria di gran lunga superiore, non paragonabile alla nostra.

Incrementiamo allora le attività ambulatoriali nel territorio, integriamo i medici di medicina generale con gli specialisti ed altri operatori sanitari, prendiamoci cura dei cronici, diamo concretezza nel territorio a strutture per anziani non autosufficienti, diminuendo in tal modo i ricoveri impropri e facilitando le dimissioni precoci. Facciamo tutti sinergia con un impegno collettivo serio in quanto non possiamo essere sotto la media europea per la prevenzione dei fattori di rischio, per i tassi di copertura vaccinale, per gli screening, per l’accesso alle innovazioni, per le cure ai cronici, per la informatizzazione dei servizi sanitari, per le liste di attesa.

Vediamo insieme di migliorare l’organizzazione, smettiamola con le ipocrisie, lasciamo a chi ha la voglia e la capacità la possibilità di realizzare, con quello che abbiamo, il massimo dell’efficacia ed efficienza, usiamo le risorse disponibili meglio, nell’interesse dei malati.

Essere per la centralità del malato significa ascoltarlo, comprendere i suoi veri bisogni e mettere al centro il paziente significa solo considerare centrale la narrazione del suo percorso di malattia e di cura. Nell’attuale gravissima situazione socio economica non è più possibile aspettare oltre ed è ora che la politica smetta di condizionare le scelte condivise ed improcrastinabili. 

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Redazione NewSicilia



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