Medicina

Rinunciare a curarsi!

Cristobal_Rojas_37a
2 mar 2016 - 06:04

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Nell’articolo a mia firma del 24 febbraio scorso giungevo al dubbio se gli ultimi dati sulla mortalità in crescita degli anziani nell’anno 2015 erano frutto di errori matematici oppure perché i soggetti fragili non potevano accedere alle cure come negli anni precedenti. A supportare i miei dubbi, se non a dare certezze, è il Rapporto 2015 dell’Osservatorio Civico sul federalismo di Cittadinanza Attiva-Tribunale del diritto del malato (TDM). Nel suddetto rapporto viene descritto un federalismo sanitario lontano dai bisogni di salute dei cittadini e maggiormente al SUD. Nelle conclusioni il documento arriva a segnalare che su 10 cittadini 1 rinuncia alle cure per motivi economici e, se non sono citate le differenze tra Nord – Centro e Sud, per le motivazioni già addotte in altri articoli, c’è da supporre che i numeri siano più elevati in quelle regioni il cui reddito procapite sia più basso. Infatti la spesa sostenuta privatamente dai cittadini per prestazioni sanitarie è al di sopra dalle media dei paesi europei (3,2% in Italia e 2,8% in Europa) e in Italia si va da 781 euro in Val d’Aosta a 267 in Sicilia. Altrettanto la spesa sanitaria pubblica procapite va da 2.315 euro a Trento a 1.776 in Campania. Tutte le regioni sottoposte ai piani di rientro, tra queste tutte le regioni meridionali, hanno dovuto applicare una aliquota IRPEF elevata, fino ad un massimo del 4,9%. Quindi al Sud meno denaro e più tasse? Sì!!

Perché questo? Di sicuro una cattiva interpretazione del federalismo in sanità. È interessante notare che i dati sono stati elaborati da Cittadinanza Attiva-TDM e non dal Ministero che statutariamente dovrebbe essere il garante del monitoraggio degli indicatori di salute. Pertanto questi dati, esattamente su quanti cittadini rinunciano alle cure, quanti hanno accesso alle terapie innovative e quanto i cittadini devono attendere per eseguire le indagini richieste (leggasi liste d’attesa) dovrebbero essere in possesso del Ministero della salute che dovrebbe gestire i flussi informativi e garantirne la terzietà.

Nelle regioni del Sud l’11,2% dei cittadini ha rinunciato alle cure per motivi economici e per le liste d’attesa, contro il 7,4% dei cittadini del centro Italia e il 4,1% del Nord. Al Sud, proprio per le lunghe liste d’attesa, chi può cerca di aggirare l’ostacolo rivolgendosi al privato; ma quanti lo possono fare se si calcola che il reddito procapite della popolazione meridionale è basso?

Un’ultima osservazione è sui ticket: su 16 prestazioni i ticket più bassi si rilevano al Nord Est e i più elevati al Sud, anche se solo in Sicilia si è registrata una diminuzione rispetto al 2014 (-2,2%). In ogni caso sempre più nei nostri ambulatori assistiamo alla richiesta di visite gratuite e alla impossibilità di prosecuzione delle terapie, proprio per l’aspetto economico.

Ed allora voglio ripetere l’invito a tutti ed ancora di più ai nostri decisori politici di salvare il nostro servizio sanitario nazionale, così invidiato all’estero e persino dagli Stati Uniti, proprio per la sua caratteristica di un servizio basato sulla solidarietà verso coloro che ne hanno DAVVERO bisogno, sperando che l’aumento delle morti nell’anno 2015 non sia dovuto alla mancanza di assistenza sanitaria.

Redazione NewSicilia



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