Medisina

Revisione dei modelli organizzativi della sanità pubblica

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28 gen 2016 - 06:42

Domenico Grimaldi

In un contesto di riduzione delle risorse disponibili la necessità di rispondere alla sempre più crescente domanda di salute ha determinato una esigenza di revisione dei modelli organizzativi della sanità pubblica. La sfida consiste nel mettere ordine nelle attività del territorio con la creazione di percorsi di cure integrati, relativi alle più comuni ed importanti malattie croniche, mettendo in rapporto il distretto, l’assistenza infermieristica, sociale e medica, perfezionando così la presa in carico del malato. Per raggiungere questo risultato l’organizzazione sanitaria dovrà avere almeno tre livelli fondamentali di integrazione fra ospedale e cure primarie, come per le dimissioni protette, la seconda fra l’assistenza primaria nel distretto ed i servizi nel territorio, quale l’A.D.I.ed infine dovranno essere integrati cure primarie e servizi sociali, compresi quelli degli enti locali.

Sarà richiesto per raggiungere questo risultato uno sviluppo delle relazioni fra le varie figure professionali utilizzando un adeguato supporto di sistemi informativi che possano facilitare la circolazione dei dati e la loro gestione integrata ai fini della continuità dei percorsi di diagnosi e cura. Il problema della condivisione dei dati sanitari nella prospettiva di un lavoro integrato fra i vari professionisti ed operatori della salute non è da sottovalutare in considerazione del fatto che ad oggi usano gestionali differenti con sistemi eterogenei non in grado di stabilire relazioni integrate all’interno del sistema sanitario.

Come noto la medicina generale, informatizzata nella totalità dei casi, non può dialogare con i sistemi informativi degli ospedali e del territorio, quando presenti, perché si tratta di sistemi eterogenei che non consentono lo scambio, la archiviazione e la diffusione dei dati acquisiti. Risulta quindi determinante mettere in rete cure territoriali ed ospedaliere attraverso tecnologie digitali che consentano di migliorare l’intero processo di cura, consentendo la ottimale gestione dei malati cronici con notevoli risultati sia sul piano qualitativo che nell’uso oculato delle risorse.

La innovazione tecnologica, con lo sviluppo della assistenza territoriale, costituisce inoltre un momento fondamentale di valenza strategica che consentirebbe una migliore gestione della domanda, con migliore uso dei servizi alle persone bisognevoli ed un miglior uso delle risorse. Al momento è sbilanciato il rapporto fra domanda ed offerta dei servizi sanitari e sociali con risorse assegnate interamente assorbite dalla erogazione dei servizi ordinaria, con scarsi finanziamenti disponibili per migliorare il sistema. Dovrebbero senza ulteriore indugio introdursi sistemi di informazione e comunicazione tecnologica capaci di determinare la necessaria condivisione dei dati, spostando il baricentro del servizio sanitario dall’ospedale al territorio costruendo finalmente quella medicina di prossimità con modelli evoluti e servizi qualitativamente elevati, cambiando la radicata cultura ad isolarsi.

Acquisire i dati, renderli disponibili, integrarli per avere una lettura delle prestazioni sanitarie erogate, permette di garantire un più adeguato percorso alle persone malate migliorando di gran lunga la qualità dei servizi resi alla gente, senza sprechi. L’innalzamento della vita media con aumento dei malati cronici ha determinato un carico di assistenza veramente elevato, con costi che aumentano in funzione dell’età. Occorre deospedalizzare con politiche sanitarie indirizzate al processo di cura e non alla singola prestazione. Il cambiamento necessario alla mutata realtà sociale consiste nel potenziamento della medicina territoriale per poter seguire concretamente l’evoluzione dei malati cronici evitando inutili duplicazioni di esami, sovrapposizioni dei vari attori, scoordinati l’uno dall’altro, con effetti negativi su qualità dei risultati ed uso delle risorse.

Restituiamo l’ospedale al suo ruolo per gli acuti, riduciamo le prestazioni eseguite in sedi non appropriate, riorganizziamo le cure ai malati cronici ed ai disabili assicurando continuità all’assistenza, anche con uso di tecnologie innovative di informazione e comunicazione.

Redazione NewSicilia



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