Medicina

Fare “rete” in sanità

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18 giu 2015 - 06:04

Domenico Grimaldi

La Rete è la risposta sanitaria di sistema più idonea sul piano strutturale, organizzativo e culturale per un ottimale uso delle risorse in quanto consente la presa in carico di una persona ammalata, indipendentemente dal punto di ingresso, nel servizio sanitario pubblico.

Naturalmente per essere tale, deve legare tutti gli attori ospedalieri e territoriali in un continuum che possa fondare la sua esistenza su due fondamentali pilastri rappresentati da continuità dell’assistenza e da appropriatezza organizzativa diagnostica e terapeutica.

Non può mancare la condivisione fra tutti, compreso malato e familiari. Al centro della rete si deve porre la persona, attraverso procedure condivise con cui vengono definiti i livelli di malattia dei singoli, gli ambiti di intervento, i tempi, i luoghi e le motivazioni.
Con la rete si dà la risposta attraverso comuni principi di organizzazione, con linee guida cliniche comuni per garantire il diritto di ciascuno di essere curato nel migliore dei modi.

Quanto affermato può essere realizzato solamente attraverso l’integrazione, la messa in comune delle competenze, ed un buon uso delle risorse disponibili senza personalismi.
In una corretta applicazione del concetto di rete il medico di famiglia anticipa la diagnosi, identifica tutti i soggetti a rischio, mentre invece lo specialista classifica il malato con la sua malattia, con il compito di rallentare l’evoluzione per evitare le gravi complicanze. L’assistenza più complessa viene data nel centro Hub, ultra specialistico. Costituire una efficace rete sanitaria e sociale è l’unico modo per dare serie risposte ai cittadini raggiungendo anche l’obiettivo della sostenibilità economica del servizio sanitario.

Questa grande prova potrà essere vinta, se sarà consentito alla medicina generale di partecipare, per diventare protagonista di un medicina di iniziativa, unica metodologia di lavoro capace di contribuire efficacemente alla sostenibilità ed efficacia del servizio sanitario pubblico. Nessuna rete o centro specializzato ospedaliero sarà in grado di dare risposte efficaci ed efficienti se si continuerà a tenere separata e pregiudizialmente emarginata la medicina di famiglia. Stanchi di affermazioni non in linea, siamo comunque pronti a procedure e protocolli comuni da condividere e non da subire.

La vera sfida della sanità pubblica è la gestione delle cronicità causa di costi sempre più crescenti, determinata dall’allungamento della vita media. Il mancato controllo della progressione delle malattie croniche è infatti un problema rilevante, in quanto impedisce il controllo dei costi dei processi di cura. La gestione personalizzata, la gravità delle malattie, la loro evoluzione e il contesto di vita, sono variabili da tenere sotto controllo, per cui la gestione del sistema può attuarsi solo governando la evoluzione delle malattie croniche con percorsi definiti in maniera condivisa, dentro e fuori gli ospedali.

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Redazione NewSicilia



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