Medicina

Ragionando di appropriatezza

19684
16 mar 2016 - 06:13

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In questi giorni è entrato in vigore il contestato decreto “APPROPRIATEZZA”, provvedimento che durante il suo travagliato iter legislativo ha fatto già tanto discutere il mondo politico, i sanitari e i cittadini. Ancora una volta il governo ha calato dall’alto una norma senza il preventivo contributo dei professionisti che sono chiamati ad applicarla. Per fortuna, dopo il polverone sollevato, il governo ha deciso di soprassedere all’applicazione, rendendosi conto che i medici e i rappresentanti dei cittadini possono avere, anche loro, buone idee!!

Nel decreto in oggetto si fa grande confusione tra razionamento e appropriatezza clinica. È evidente che quando si parla di condizioni di derogabilità siamo di fronte a provvedimenti che si propongono di razionare le risorse. Infatti si tratta di norme sulla base delle quali si decidono quali possono essere le prestazioni assicurate dal servizio sanitario nazionale e quali sono le categorie di persone che ne hanno titolo. Per esempio, si è deciso che molte prestazioni odontoiatriche siano a carico del servizio pubblico solo fino a 14 anni; ciò non perché curare i denti dai 15 anni in poi sia inappropriato, ma semplicemente perché il governo ha deciso che i costi di quelle prestazioni ricadano direttamente sul cittadino. Non si tratta quindi di una questione di appropriatezza, e questo lo affermo in modo chiaro ed esplicito, anche per evitare deleterie confusioni rispetto ad un termine che in medicina ha un significato ben preciso: effettuare la prestazione giusta, al momento giusto, al paziente giusto. Sarebbe molto meglio, quindi, ricomprendere tutte le norme che riguardano il razionamento dei servizi negli appositi elenchi che definiscono i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), cioè le prestazioni e i servizi garantiti a tutti i cittadini da parte dello Stato e delle Regioni.

Pertanto concludo che la cosiddetta “appropriatezza prescrittiva” secondo regole stabilite da provvedimenti governativi con l’unico obiettivo di ridurre i costi, con minaccia di sanzioni per i medici che non le rispettano e per di più difficilmente erogabili è fonte di contenziosi tra medico e paziente, e inoltre trasmette al cittadino il messaggio che solo grazie ad un pagamento extra potrà garantirsi quelle prestazioni richieste.

Nel prossimo articolo cercherò di delineare una possibile via che possa conciliare una reale appropriatezza clinica e la necessità di risparmiare risorse economiche.

Redazione NewSicilia



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