Medicina

Ragionando di appropriatezza (parte III)

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30 mar 2016 - 06:28

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Con la nota di oggi desidero concludere, almeno lo spero, un travagliato percorso di cura che vede il paziente, il medico e il ministero della salute a fare a gara per litigare al meglio. Essendo un medico dico subito che tifo per i primi 2 attori, cioè per il paziente e per il medico, ma ambedue hanno a che fare con il terzo che oltre a fare i conti vuole decidere come comportarsi. Per iniziare informo i lettori, nella speranza che abbiano letto le prime 2 parti, che il giorno 25 marzo il ministero ha diramato una circolare che con grande enfasi veniva pubblicizzata con: si parte senza sanzioni, almeno per ora, per i medici. Questa dicitura ha il sapore di chi dice: stai tranquillo, non ti agitare perché per adesso non ti tocco, ma domani chissà!!! A questo annuncio molte voci hanno gridato: questo è un buon inizio e forse ci potrà permettere di avere qualche vantaggio in seguito. Questa voce è in particolare dei massimi rappresentanti dei sindacati, che in questo momento senza firma degli accordi per i contratti, temono di non riuscire a portare avanti le loro trattative e forse le loro poltrone.

Inoltre nella circolare c’è un solo passaggio e per giunta confuso sul termine appropriatezza in cui si parla di appropriatezza clinica e quella della prescrivibilità. Questo è il passaggio che non mi convince; mentre tutti plaudono al rimando delle sberle a quando il servizio informatico sarà funzionante. Il principio per cui mi batto e su cui penso possano essere d’accordo anche i pazienti riguarda la appropriatezza clinica, cioè quella che dipende sì dalle conoscenze scientifiche, ma soprattutto dalla conoscenza del singolo paziente e delle sue necessità. Se poi alcune prestazioni non potranno essere prescritte e così alcune cure, dovrà essere il ministero ad informare tutti i cittadini su ciò che è possibile e ciò che non lo è.

Non devono essere i medici ad annotare sulle ricette ciò che il paziente deve pagare e ciò che il servizio sanitario nazionale non può erogare. Vivendo in Sicilia ed avendo un assessore componente della Conferenza Stato Regioni per la sanità dobbiamo sperare nella Sua sensibilità e capacità nel far sì che al paziente siciliano sia riconosciuto un diritto alla salute uguale al paziente delle altre regioni, il quale avendo una situazione economica diversa potrà permettersi questa possibilità contenuta negli articoli della Costituzione Italiana.

Redazione NewSicilia



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