Medicina

Una prova da sforzo “normale” esclude la malattia coronarica?

Coronary_arteries-it
12 gen 2016 - 06:03

Corrado-Tamburino

La prova da sforzo o test ergometrico consiste nella registrazione dell’elettrocardiogramma durante un esercizio fisico eseguito su un cicloergometro o sul tappeto rotante con carico di lavoro crescente. Tale esame ha quindi lo scopo di svelare eventuali segni elettrocardiografici e/o sintomi (dolore toracico, ipotensione, lipotimie ecc.) di ischemia coronarica non visibile in condizioni di riposo ma indotta da uno sforzo fisico. Ciò deriva dalla fisiopatologia della malattia coronarica ischemica stabile in cui una placca coronarica aterosclerotica dà segno di sé creando ischemia del miocardio quando si ha uno squilibrio tra la richiesta e l’apporto di ossigeno a livello miocardico, come accade durante l’esercizio fisico in cui aumenta il fabbisogno metabolico del miocardio. Tale squilibrio si verifica quando l’ostruzione del vaso è talmente severa e da ridurre il flusso coronarico in un determinato territorio miocardico di irrorazione in condizioni di aumentate richieste metaboliche. Pertanto, non tutte le placche coronariche causano ischemia miocardica. Come conseguenza, un elettrocardiogramma da sforzo risultato “normale” indica l’assenza di ischemia miocardica non l’assenza di malattia coronarica. Per tale motivo spesso soggetti che hanno un test da sforzo negativo per segni e/o sintomi di ischemia possono successivamente avere un infarto del miocardico. Infatti, l’infarto è un evento iperacuto causato da una trombosi coronarica acuta che si instaura su una placca coronarica rotta come un vulcano.

La rottura di placca è un fenomeno non prevedibile che coinvolge anche le placche coronariche che non causano ischemia miocardica e quindi sono silenti ai test provocativi non invasivi.

In conclusione, la prova da sforzo, quando indicata è un utile strumento per escludere la sofferenza ischemico del miocardio ma non esclude la presenza dell’aterosclerosi coronarica che può dare segno di sé in maniera improvvisa. La prevenzione dei fattori di rischio cardiovascolare rimane l’arma più efficace per la prevenzione dell’aterosclerosi e delle sue complicanze sia croniche che acute, come l’infarto del miocardio.

Con la collaborazione della dott.ssa Piera Capranzano

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Redazione NewSicilia



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