Medicina

La prevenzione cardiovascolare nel diabete

diabete
15 mar 2016 - 06:13

Corrado-Tamburino

Per Diabete si intende un insieme di disturbi metabolici che condividono il fenotipo dell’iperglicemia.

Come riportato nel precedente articolo, la forma più frequente di diabete è quella di tipo II che a lungo termine può essere responsabile di gravi complicanze cardiovascolari. A tal proposito si parla di prevenzione cardiovascolare primaria o secondaria nel diabete. I soggetti in prevenzione primaria sono coloro i quali non hanno ancora avuto eventi, il loro livello di rischio dipende dalla combinazione dei fattori di rischio eventualmente presenti da soli o in associazione. Le scelte terapeutiche in tali soggetti dipendono dal calcolo del rischio cardiovascolare globale ma prevedono comunque un intervento di correzione dello stile di vita (dieta equilibrata e regolare attività fisica).

I soggetti in prevenzione secondaria sono coloro i quali hanno avuto una manifestazione clinica o sono portatori di malattia aterosclerotica preclinica ma documentata con diagnosi strumentale (per esempio coronarografia, malattia aterosclerotica carotidea evidenziata con ecocolordoppler TSA ecc..); essi sono da considerare ad altissimo rischio cardiovascolare esattamente come i soggetti che già hanno avuto un evento ischemico.

Pertanto, nell’ambito della prevenzione secondaria in primis è importante ricorrere ad un’adeguata ottimizzazione della terapia medica ipolipemizzante, antipertensiva ed a un controllo glicemico attraverso il dosaggio dell’HbA1c (emoglobina glicata) e attraverso il profilo glicemico domiciliare. In secondo luogo, ma non di certo per minore importanza, per una migliore valutazione del rischio cardiovascolare e per l’eventuale diagnosi di una malattia cardiovascolare sub-clinica sarebbe opportuno eseguire i seguenti accertamenti clinico-strumentali: esame polsi periferici e soffi;  ECG a riposo; Ecocolor doppler carotideo; Ecocolor doppler arti inferiori; ECG da sforzo o scintigrafia da sforzo o con stress farmacologico o Ecocardiografia con stress farmacologico. In caso di negatività è opportuno ripetere tali esami dopo un intervallo di tempo variabile per ciascun paziente (da uno a tre anni).

L’esecuzione di questi esami ci permette di contrastare una delle principali problematiche della patologia diabetica: l’infarto definito “silenzioso”! Ovvero, i pazienti affetti da diabete mellito possono andare incontro ad una cardiopatia ischemica che, non avendo sintomi, fa ritardare l’accesso al pronto soccorso e alle unità coronariche aumentando il rischio di mortalità!  Questo aspetto deve farci riflettere ancor più sull’importanza delle misure di prevenzione secondaria.

Con la collaborazione della dott.ssa Ilenia Di Liberto

Redazione NewSicilia



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