Il medico risponde

Preoccupazioni di un “russatore” cronico

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17 gen 2016 - 06:50

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Nino Rizzo

Sono un russatore cronico. Mi devo preoccupare? (g. m.).

Sì, si deve preoccupare. Nel senso che bisogna assolutamente fare una diagnosi precisa e rivolgersi quindi al suo medico di famiglia in primis che poi dovrà indirizzarla a consulto specialistico. I disturbi respiratori del sonno comprendono infatti la roncopatia cronica (o russamento cronico) e l’OSAS (o sindrome delle apnee ostruttive del sonno). Mentre la prima è una situazione di allarme che ha una rilevanza negativa essenzialmente sotto il profilo relazionale, la seconda è invece una vera e propria patologia con importanti complicanze. In entrambi i casi si ha una ostruzione delle prime vie aeree, che nel caso della roncopatia è parziale, nel caso dell’OSAS è totale con episodi di apnea. Sono proprio tali episodi di apnea a rendere l’OSAS pericolosa per le possibili complicanze a livello cardiaco (possibili infarti del miocardio, ipertensione arteriosa), neurologico (possibili ictus, cefalea), psichiatrico (irritabilità, depressione), sessuale (disfunzione erettile). In genere il primo specialista da consultare è certamente l’otorino, ma per fare una diagnosi di OSAS è poi importante il coinvolgimento dello pneumologo e del neurologo. Qualche consiglio per evitare il russamento: dimagrire (imperativo categorico), limitare l’uso di alcolici, mangiare poco la sera, dormire di fianco, smettere di fumare. Nel caso dell’OSAS sarà invece necessario il ricorso alla ventilazione respiratoria meccanica con C-PAP (ventilazione meccanica a pressione positiva delle vie aeree, acronimo di positive airway pressure).

Mi è stato diagnosticato un lupus eritematoso sistemico e mi è stata consigliata una terapia che tra l’altro comprende l’idrossiclorochina. Sono spaventato per i possibili danni oculari dipendenti da tale sostanza (m. g.).

Il LES o lupus eritematoso sistemico è una connettivite, patologia autoimmune e tra i vari farmaci utilizzati per la sua cura c’è anche l’idrossiclorochina (nome commerciale più conosciuto Plaquenil). In effetti tale farmaco può determinare degli effetti collaterale a livello oculare. Raramente sono stati infatti riscontrati retinopatia, con modifiche della pigmentazione, e difetti del campo visivo. Nella sua forma iniziale, la retinopatia sembra reversibile con l’interruzione della terapia. Se ha la possibilità però di svilupparsi in quanto il farmaco non viene sospeso, il rischio di progressione è possibile, anche dopo la fine eventuale del trattamento. Sono stati segnalati anche casi di maculopatie irreversibili. I pazienti con modifiche a livello della retina possono essere inizialmente asintomatici, o possono avere una visione scotomatosa (cioè con area di cecità all’interno del campo visivo) con anello paracentrale e pericentrale o scotomi temporali ed alterata percezione del colore. Sono state segnalate anche modifiche corneali che comprendono edema e opacità, che possono essere o asintomatiche o possono causare disturbi come aloni, offuscamento della vista o fotofobia. Questi segni e sintomi possono essere transitori o reversibili dopo l’interruzione del trattamento. Può anche presentarsi offuscamento della vista, dovuto a disturbi dell’accomodamento, che sono dose dipendenti e reversibili. Proprio per queste possibili complicanze è sempre bene far precedere l’inizio della terapia con l’idrossiclorochina da una visita oculistica con esame del fondo oculare chiedendo espressamente allo specialista oculista la compatibilità del paziente ad effettuare tale trattamento e programmare poi, se tale trattamento viene instaurato, una visita oculistica sempre con esame del fondo oculare ogni sei mesi.

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Redazione NewSicilia



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